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venerdì 14 ottobre 2011

THE LAST SUN Crossfit Comp.

Francesco Ajello @ THE LAST SUN - Fidenza, 8.10.'11
h. 7,00
Impreco, ripensando al povero Steve Jobs, quando il trillo dell’Iphone mi sveglia alle sette in punto. La casa sembra Kabul dopo un bombardamento. Silenzio e macerie. Nemmeno il cane ha il coraggio di tirare fuori la testa dalle coperte. Mi strofino gli occhi ma sembrano sigillati. Non si aprono. Resto sdraiato. Non trovo la forza di buttare le gambe giù dal letto. Mi tocco il polso. Lo muovo. Non sento nulla. Due pastiglie di Brufen 600mg, una bustina di Oki, un’Aspirina e una compressa omeopatica di valeriana hanno resettato il sistema e, in una notte, mi hanno ridato un polso nuovo di zecca. Non si sa come riesco ad atterrare sul lavandino senza inciampare lungo il tragitto. Gli occhi sono ancora chiusi. Metto la faccia sotto il rubinetto. L’acqua ghiacciata mi strappa dal sonno. E li riapro. Mi guardo allo specchio. Ho gli occhi gonfi. Non faccio la barba da dieci giorni e in testa ho una criniera scomposta che mi ricorda, forse senza esagerare, il primo Fausto Leali.
h. 7,30
Sotto casa trovo già tutti pronti. Sembriamo un esercito di riservisti. Peggio. Un gruppo di ribelli irregolari. Francesco sembra pronto per una spedizione sull’Annapurna e Oliva invece, per l’occasione, sfoggia un bel completo da testimone di Geova: jeans, polo e giubbino blu. Faccio l’appello tra me e me. Non manca nessuno. Il Fudo, Damiano, Stefano, Giacomo, Germano, Fra, Oliva e il sottoscritto. Si parte.
h. 8,15
La prima sosta all’Autogrill è drammatica. Mentre il Fudo si commuove davanti al banco dei salumi, il battaglione si sparpaglia come un gruppo di formiche impazzite. A furia di strilli e imprecazioni di ogni genere riusciamo a rimontare in macchina. Il resto del viaggio passa in fretta. Sonnecchio e guardo fuori dal finestrino. Fa freddo.
h. 9,00
Arriviamo a Fidenza. Lasciamo le auto parcheggiate proprio davanti al Decathlon. Mi guardo intorno e dietro una rete vedo una fila scarna di kettlebell, vogatori e dischi di ogni peso e misura. Il campo di battaglia è una lingua di asfalto verde acceso. Un campo da calcetto che per un giorno vedrà animali battersi con tutte le loro forze per riconoscere i propri limiti e cercare di superarli. Mi metto in un angolo. Non ho voglia di parlare con nessuno. Non cerco amici e alle poche facce conosciute non ho voglia di regalare sorrisi inutili. Ho voglia solo di accendere il motore e partire. WOD è l’acronimo di workout of the day ovvero esercizio del giorno. E oggi la giornata si divide in WOD1, WOD2 e WOD3. Non esiste colazione, pranzo e cena o mattina, pomeriggio e sera. Il tempo oggi si misura in secondi e la giornata si divide in tre diverse sequenze di esercizi.
Marco "Oliva" Bancone @ THE LAST SUN - Fidenza, 8.10.'11
WOD1:
50mt run
20 burpees
20 american swing #24
100mt run
15 burpees
15 american swing #24
150mt run
10 burpees
10 american swing #24
200mt run
Sono nella terza batteria. Stefano e Oliva sono partiti prima di me. Hanno finito tutti e due con un tempo ottimo. Le loro espressioni di sofferenza a lavoro concluso non mi fanno ben sperare. La strategia non mi riserva altre alternative se non quella di partire come una saetta e non fermarmi fino alla fine. Sono soddisfatto. Parto bene. A metà sento i polmoni che mi stanno esplodendo, le gambe gonfie e dure come le colonne di un tempio, le labbra sono spaccate e secche come un foglio di giornale. Sento da lontano i miei soldati che mi urlano di non fermarmi. Non posso deluderli. Spengo il cervello e tiro dritto fino alla fine. Quando apro gli occhi mi ritrovo sdraiato a pancia in giù sul cemento. La bocca è spalancata. L’aria è ghiacciata e prima che arrivi ai polmoni fa in tempo a tagliarmi le labbra e a bruciarmi la gola. Ci vogliono 10 minuti prima che riprenda a parlare. Intanto Francesco si scalda. Il prossimo è lui. Movimenti precisi. Millimetrici. Un carrarmato che si muove alla velocità di una fuoriserie. Arriva al traguardo distrutto. Ma per primo.
WOD2:
Clean & Jerk
#40, #45, #50, #55, #60, #65, #70, #75, #80
Non c’è molto da dire. Mi fermo a 70 chili. Sono ancora svuotato dalla prima prova. Le gambe sono inchiodate e lo stomaco non ha ancora archiviato lo sforzo di un paio d’ore prima. Oliva, nel frattempo, ha toccato quota 65 chili. Stefano e Edo decollano fino a 80. Quando è l’ora di Francesco non si sente volare una mosca. E’ l’ultimo dell’ultima batteria. Il bilanciere da 110 chili è spaventoso. Ci prova una volta. Lo porta al petto. Si riposa qualche secondo come se stesse tenendo sul palmo della mano un vassoio di pasticcini. Prova a lanciarlo sopra la testa ma non va. Si ferma a 105 chili. Quanto basta per tenerlo ancora davanti a tutti.
WOD3:
500 mt rowing
30 deadlift #70
30 pushup H.O.
E’ l’ultimo strappo della giornata. Sono a metà classifica. Ho perso un sacco di posizioni col secondo workout. Penso di fare bene. Sul rower non ci sono problemi. Vado come una locomotiva senza freni. Gli stacchi non mi spaventano e gli ultimi trenta pushups nemmeno. Sulla strategia non c’è molto da dire. Ancora una volta penso di tirare dritto senza fermarmi. E’ il mio turno. Mi metto seduto sul vogatore e ripenso in continuazione a come saltare giù dal trespolo più velocemente possibile. Sento la voce di Francesco che mi dice cosa fare. Nella mia testa. Almeno mille volte prima di partire. Si abbassa la mano del giudice davanti ai miei occhi e decollo. Remo come se fossi in mezzo all’oceano da due giorni. Il rower mi taglia le gambe. I miei sogni di gloria cozzano contro un bilanciere di 70 chili. Faccio i primi sette e poi mi accontento di andare avanti a singhiozzo. Mi stendo sul cemento per i pushups. Mi sento in colpa come un ladro e cerco di recuperare ma non basta. Faccio solo un buon tempo. Niente di più. Alla fine della giornata sono dodicesimo tra i beginners. Anche il resto della ciurma di lottatori MILANIMAL fa bene. Francesco, ancora una volta, non fa errori. Ormai è primo in classifica generale. Che soddisfazione!
h. 18,30
Il ritorno in macchina è la parte più noiosa della giornata. Siamo a pezzi ma soddisfatti. Incastrati nei sedili ergonomici di un’utilitaria. Ridiamo con le ultime energie rimaste, pianifichiamo l’ennesimo banchetto luculliano e ci godiamo quella strana sensazione di missione compiuta.
Andrea Baggio @ THE LAST SUN - Fidenza, 8.10.'11
CONSIDERAZIONI:
Conosco Maurizio Maddaloni (MaddaloniFunctionalTraining.com) nel 2004. Lavoriamo tutti e due nella stessa palestra. Un po’ per sbaglio e un po’ per curiosità Maurizio inizia a fare jiu-jitsu. E’ una furia. Subito dopo decidiamo di barattare quello che sappiamo fare. Io insegno a lui dove mettere le mani sulla stoffa del kimono e lui a me dove stringere l’acciaio del bilanciere. Mi alleno con lui un paio di volte a settimana per tutto l’anno accademico 2005/2006. All’epoca, di tutti i fenomeni da baraccone dell’esercito del “funzionale” non si vedeva nemmeno l’ombra. Di quell’anno mi ricordo solo la fatica. A fine allenamento trascinavo i piedi per scendere una rampa di scale e andare a prendere un frullato. Lo bevevo a piccoli sorsi come se fossi sbarcato a terra dopo un viaggio per mare di due secoli. Pochi esercizi e semplici. Panca, squat, corsa, salti e altri spiccioli. Ho sempre creduto che prepararsi atleticamente fosse un dovere sacro per un professionista serio. Completare - e non sostituire - la preparazione tecnica con delle sessioni dedicate al condizionamento fisico è sempre stato tra i miei pensieri. Oggi, di certo, non mi sento più legittimato di ieri perché il CrossFit sfila sulla passerella di questa stagione. Io voglio lottare e, nonostante l'età avanzi, voglio farlo sempre meglio. Studio tutto quello che posso. Video didattici, campionati di jiu-jitsu e lotta senza gi. Mi misuro in palestra con i miei allievi, al campionato con gli avversari e, quando viaggio, con chi mi ospita nel suo dojo. L'unica cosa che voglio è imparare ed essere un buon insegnante per i miei studenti! A più di sei anni di distanza dalla prima tappa della via crucis del Madda e senza aver mai smesso di allenarmi nel frattempo mi ritrovo ancora senza un certificato appeso al muro, un timbro che riconosca tutti gli sforzi fatti in questi anni. Sinceramente potrei sguainare la carta di credito e iscrivermi all’ennesimo e carissimo corso di CrossFit, Olympic non so che o RKC che sia ma non mi sembra giusto. Non sono ancora pronto! Ancora non riesco a fare più di sette o otto double unders di fila. Continuo ad odiare burpees e wallball. E ho seri problemi quando si tratta di sollevare un bilanciere carico sopra la testa. So che pagando potrei avere quel benedetto foglio da appendere al muro, una foto ricordo e magari una bella maglia commemorativa, di quelle da usare per sfilare in palestra e impressionare le nuove leve.
La fortuna di avere a due passi dalla mia materassina una stanzetta di cinquanta metri quadri dove allenarmi è impagabile. Non ha prezzo sapere che Davide (Garavaglia), Damiano (Fasanella) e Francesco (Ajello) sono lì e, se ho un dubbio, posso chiedere a loro di correggermi. Cerco di allenarmi tutti i giorni. Per farlo, alle volte, sacrifico ore di lavoro. Corro come un pazzo per arrivare in palestra e mettermi dritto davanti a Francesco, il più giovane del gruppo. Le lezioni sono piuttosto semplici. Lui dice e io faccio. Non voglio sapere più di quanto basta. Ad ogni ripetizione fallita penso solo alle parole del grande Vince Lombardi - “il dizionario è l’unico posto dove successo viene prima di sudore” - e tiro dritto.
P.S.: Per il mio prossimo compleanno - giugno 2012 - vorrei farmi un bel regalo. Smetterla coi pesi della Barbie e iniziare a saltare la corda come Dio comanda! A buon intenditore, poche parole.

giovedì 22 settembre 2011

See You On The Mat

"See You On The Mat" - NUOVA T-SHIRT!!!
"COLLEGE" - NUOVA T-SHIRT!!!
"See You On The Mat" è il motto stampato su una delle nuove maglie di MILANIMAL. Le versioni disponibili sono in grigio scuro e azzurro. Per averle basta iscriversi a MILANIMAL A.S.D. entro la fine di ottobre e passare a ritirarle in palestra. In più due toppe per il kimono in omaggio. Chiunque volesse acquistarne una in più da regalare, può farlo. Anzi è il benvenuto!
La versione "COLLEGE" con il nuovo logo nei colori viola/bianco e grigio/bianco è venduta separatamente e non fa parte del pacchetto di iscrizione (1 t-shirt + 2 patches).
Il costo per entrambe le versioni - "See You On The Mat" e "COLLEGE" - è di 10 euro a maglia per gli iscritti all'associazione sportiva e di 20 euro invece per tutti gli altri.

venerdì 13 maggio 2011

Nicola.

Ho scoperto il jiu-jitsu per caso più di una decina di anni fa. Mi ha subito dato l’impressione di essere più di un semplice esercizio fisico. Con gli anni ho scoperto quanto valesse farsi stringere dalle braccia di chi solo pochi minuti prima cercava in tutti i modi di strangolarti con le sue stesse mani. Sulla materassina ho conosciuto persone che solo attraverso la fatica mi hanno mostrato la loro vera natura, altrimenti non ne sarebbero state capaci. Ho capito quanto fosse importante far parte di un gruppo, una squadra, ancora meglio una famiglia, nonostante mi trovassi sempre da solo di fronte a ogni ostacolo.
Io ho fondato MILANIMAL poco più di una manciata di anni fa, quando ancora qui in Italia di jiu-jitsu si parlava poco. Col tempo il gruppo è cresciuto e da pochi amici appassionati, oggi MILANIMAL conta un discreto numero di praticanti e diversi insegnanti tutti sparsi tra Milano e provincia. A questi ultimi vanno i miei complimenti per aver dimostrato ogni giorno impegno e serietà anche se oggi è il momento di puntare i riflettori solo su uno di loro: Nicola Donadio.
Chiunque lo abbia incrociato in questi dieci anni di pratica costante può dire senza mezzi termini che Nicola è un guerriero, un lottatore tanto forte quanto onesto, e per quanto mi riguarda, uno studente disciplinatissimo, umile e sempre pronto a mettersi al servizio di chi gli chieda una mano. Queste sono doti rare che faranno certamente di lui un ottimo insegnante, attento a procedere con passo fermo nella stessa missione iniziata con MILANIMAL qualche anno fa: formare buoni lottatori, ma soprattutto, educare all’onestà, al coraggio e al senso di appartenenza.
Mi auguro che la sua nuova “vita” in FORGERIA – un nuovo centro dedicato al jiu-jitsu e all’allenamento funzionale – sia lunga e ricca di soddisfazioni.
In bocca al lupo, Nicola!

sabato 30 aprile 2011

Sulla materassina.

MILANIMAL cresce a vista d'occhio e da un gruppo sparuto di impavidi milanesi è diventata in pochi anni una famiglia caleidoscopica di buoni lottatori e persone per bene.
La materassina è lo spazio che tutti condividono durante le lezioni e gli allenamenti quotidiani.
Non basta l'educazione per convivere nel dojo.
Servono anche il rispetto vero per la gerarchia e lo spirito di abnegazione.
Solo in questo modo il tatami diventa la casa di tutti.
SULLA MATERASSINA - Regole di Condotta per lo Studente durante la Pratica

lunedì 1 novembre 2010

Forte come un bufalo.

Arrivare a Belém è stato uno schianto a tutta velocità. Il caldo umido soffocante della città e il gelo sputato dai condizionatori del Val de Cães hanno iniziato a fare a pugni fin dal mio primo istante nella megalopoli, capitale dello stato del Pará. Solite pratiche di disimbarco e sono per strada. Di nuovo al caldo. Carico come un mulo cerco di farmi largo tra la folla accalcata intorno alle uscite. E' una babele di volti, lingue, offerte e richieste. Mi saltano addosso nel vero senso della parola. Tra urla, strilli e spintoni riesco alla fine a montare su un taxi e a lanciarmi verso il porto. La mia corsa si ferma al primo incrocio. Quaranta minuti nel traffico pestilenziale di Belém e arrivo a destinazione. Le trattative con il capitano dell'improbabile chiatta che dovrebbe portarmi fino all'Isola di Marajò si concludono in fretta. In cambio di una buona mancia in euro promette di lasciarmi tre ore più tardi giusto davanti alla fazenda Bom Jesus, non molto distante da Soure.
Mi metto seduto comodo a prua, aggiusto i bagagli dietro la testa e chiudo gli occhi.
Il capitano, arrivati alla fazenda, non esce dal suo gabbiotto nemmeno per salutarmi. Strombazza con chissà quale marchingegno per attirare la mia attenzione e mi indica la fattoria sulla sponda del fiume. Lo saluto. Raccatto le mie cose e sbarco sul pontile.
Immobile. Duro. Forte come un bufalo.
Questo è quello che mi viene in mente andando incontro a Jovêncio e studiando ogni centimetro del suo corpo. Alla fine dei conti mi aspettavo un vecchio fragile e delicato di centodue anni.
Mi abbraccia con una stretta che non dimenticherò mai più. Per un momento mi è sembrato avesse i piedi inchiodati alle assi del molo.
Mi invita ad entrare in casa e, nonostante io stia ancora digerendo malvolentieri la pessima colazione consumata in volo qualche ora prima, mi offre un piatto di farinha e frito do vaqueiro, in pratica carne di bue fritta e conservata nel suo stesso grasso.
Mangio tutto senza battere ciglio.
Non mi sembra ancora vero di essere alla fine riuscito a incontrare Jovêncio Amador, lottatore caboclo.
L'Isola di Marajò ha dato i natali più di trecento anni fa a uno stile di lotta molto simile alla nostra grecoromana. Forse ispirati dai combattimenti dei bufali, gli indios della penisola hanno iniziato a misurarsi "de pés casados". Uno di fronte all'altro con l'unico obiettivo di schiantare l'avversario al suolo di schiena. L'arena era ed è rimasta ancora oggi un semplice quadrato di terra battuta di otto metri per lato.
Jovêncio è nato il 30 ottobre del 1906 sull'isola, nella Fazenda Tucumã. Ha messo al mondo sette figli maschi e tre femmine. Ha sempre fatto il contadino, il mandriano. E' sempre stato il mezzano del proprietario della fazenda dove tutta la sua famiglia ha sempre lavorato.

Gli chiedo subito se ha paura della morte. Mi risponde fermo: "Quando Dio avrà bisogno, dovrò andare pure io. Ad oggi non ho conosciuto tristezza. Il dolore più forte è stato quando mia moglie si è ammalata ed è morta. Ma come il tempo è passato così il dolore è sparito e alla fine ho trovato un'altra donna."
Gli chiedo di spiegarmi come ha fatto ad arrivare alla sua età così forte. In salute. "Mangio bene e, soprattutto, dormo bene. Mangio carne di bufalo e farina fin da quando sono bambino. Quando ero giovane passava giorni cacciando bufali. Li inseguivo fino in acqua. Quando ero giovane ero molto pericoloso."

Appena gli chiedo se la lotta marajoara si praticasse solo in occasione delle feste religiose, Jovêncio scoppia a ridere. "Tutti lottavano nella fazenda. E nessuno voleva perdere. Si lottava tutti i giorni. Sempre."
Nel silenzio del calore dell'Isola di Marajò si sente solo il mio cuore accelerare. Il posto, a parte noi due, sembra disabitato. Sono curioso di sapere come passano le sue giornate e, nel momento stesso in cui lo penso, Jovêncio attacca. "Mi sveglio tutte le mattine alle quattro e alle sette sono già sulla mia amaca. Mi lavo quattro volte al giorno. Tutti i giorni. E solo con acqua fredda. Senza asciugarmi. Mai. Alle volte sogno di montare a cavallo."
Prima di andarmene gli chiedo solo un ultimo favore, di lanciare il grido dei mandriani di quelle parti. Il grido che serviva a raccogliere il bestiame sparpagliato a centinaia di metri di distanza. Tra prati verdi e specchi d'acqua salmastra.
Jovêncio si alza. Con passo fermo e deciso va verso il patio della fazenda. Si ferma. Sembra il tronco di un ulivo. Torto. Segnato in volto da cicatrici e rughe. Porta le mani agli angoli della bocca mentre prende fiato.
Sento il cuore in gola.
Lo abbraccio e gli prometto che tornerò a trovarlo.

venerdì 29 ottobre 2010

Vincere o superarsi.

Vincere potrebbe essere una variante del latino vincìre da cui victus dove il vinto altro non sarebbe che il nemico legato e condotto in servitù. Oppure si potrebbe cercare il significato della parola nella radice wik che rimanda sempre alla guerra, al combattimento, alla forza. Per cui vincere sarebbe costringere con la forza, raccogliere i frutti della guerra.
Quindi vincere non esiste senza combattere. Anche metaforicamente. La vittoria affonda le sue radici nello scontro, nella battaglia. E' il risultato di quel moto orizzontale furibondo che permette al protagonista di travolgere e, appunto, vincere chi gli sta di fronte.
Tutto il potere di superare sta nel prefisso super, stare sopra. Anzi, in questo caso, andare sopra. Superare vuol dire salire, scalare, arrivare in cima. Sopra appunto. Non necessariamente abbattendo un nemico ma alle volte affrontando prove ben più dure. Superarsi non da scampo. Non esistono scuse che giustifichino il fallimento nel misurarsi con se stessi. Essere meglio di quello che si è stati è un dovere. Per tutti.

giovedì 14 ottobre 2010

Milano - Ancona - Milano

Di solito, l'ordine cronologico è questo: si fa il pieno alla macchina, si preparano i bagagli, si arriva a destinazione, si srotola il kimono, lo si veste, si spiega per una manciata di ore, si raccolgono armi e bagagli e si ritorna alla base. Digerito il traffico e passata la stanchezza, ci si siede con tutta calma davanti alla tastiera e si scrive il resoconto della giornata di lavoro. Poche battute. I soliti complimenti di rito a chi ha commissionato la trasferta. E qualche foto degli "avventori" massacrati dalla fatica.
Come al solito, parto dalla fine.
Almeno per una volta, niente foto di uomini in pigiama ridotti a uno straccio bagnato fradicio.
Sto per partire. Non vado lontano. Quattro, cinque ore di macchina e sabato sera sono a casa di Marco ad Ancona. Non ho ancora fatto i bagagli ma penso alla mia lezione e a chi verrà per sentirmi parlare, spiegare, insegnare. Non devo fare chissà cosa ma la responsabilità e la voglia di fare bene il mio lavoro mi fa stare sulle spine. Insegnare non è facile. Se non c'è sintonia, anzi meglio empatia tra chi parla e chi ascolta, le parole si riducono a un suono senza senso e i gesti a un ricordo sfocato. Quella è la cosa che mi preoccupa di più. Stabilire fin da subito un canale di comunicazione tra me e chi mi sta davanti. Ho conosciuto Marco e Francesco qualche tempo fa. A Milano. In palestra. Bravi ragazzi. Sguardo franco e curioso. Tanta voglia di fare. Caparbi come muli ed educati come pochi altri hanno saputo essere. Di poche parole. In un paese di cialtroni in cerca di giustificazioni scritte - diplomi, permessi, bolli e inutilità del genere - il loro lavoro mi sembra senza pari. Francesco da poco ma con risultati da primatista - così mi dice il mio allievo Davide Garavaglia, pioniere vero dell'allenamento funzionale in Italia - si è buttato a testa bassa sul CrossFit e la divulgazione di tutti i sistemi allenanti non convenzionali, mentre Marco si occupa del jiu-jitsu e della Fight Family, il loro gruppo di lottatori in erba. Non vedo l'ora di essere lì da loro. Sedermi in mezzo alla materassina e fare lezione.
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domenica 3 ottobre 2010

Cintura Bianca. Istruzioni per l'uso.

Vestire il kimono per la prima volta, stringere la cintura bianca in vita e salire sulla materassina con una manciata abbondante di lottatori esperti e puntualmente più grossi non è facile. Ci vuole coraggio.
Di norma, il fastidio per chi smette gli abiti da lavoro "milanesi" - una volta tute da metalmeccanico, oggi cardigan di cachemire e camicie di cotone da collaboratore laureato - e si avvicina a questa sorta di accappatoio di corcoro per la prima volta è visibile anche all'occhio meno esperto. Taglio pessimo. Vestibilità azzerata. Tessuto scadente e aspro sulla pelle. In pratica, il contrario del vecchio slogan pubblicitario "lana fuori, cotone sulla pelle". Qui è una sorta di carta vetrata fine fine sia fuori che dentro. Il primo enigma da risolvere, però, è quello della cintura. Una sorta di corda da tapparella da legare in vita per chiudere la giacca della nuova divisa. Nella mia vita marziale ho visto di tutto. Da una perfetta gassa d'amante, la regina dei nodi marinari, alla classica galla da pacco regalo natalizio. Niente da fare. Per un buon nodo basta armarsi di sana pazienza e in un paio di lezioni si risolve tutto. Il secondo ostacolo da superare, una volta vestiti di kimono nuovo, è l'avventurarsi in un luogo sconosciuto e inesplorato: il dojo. Oggi, un po' per moda e un po' per la naturale evoluzione dei tempi, il dojo, il luogo dove ci si esercita e si impara l'arte del combattimento, assomiglia più ad una discoteca che non al luogo sacro per i marzialisti degli anni '70. Musica. Andirivieni continuo di gente di ogni età. Costumi di tutti i tipi. Mi ricordo della mia prima volta. Alto così poco da non dover ancora pagare il biglietto della metropolitana, entrai, mano nella mano, con mia madre in quello che doveva essere l'ex cinema parrocchiale, all'epoca il Nippon, sede storica milanese per tutto quello che era judo e aikido. L'odore non era certo quello che avrei riconosciuto anni più tardi in una fragranza Diptyque per l'ambiente e le luci al neon sembrava mi avessero consumato la vista di colpo. Ogni cosa era invasa dall'umidità.
Rimasi a bocca aperta. Oggi, per un bambino di 5 anni, non basterebbe nemmeno un weekend a Eurodisney.
Penso a chi si avventura, in questo primo mese di pratica - settembre - sul "mio" tatami per iniziare. Non saprei cosa suggerirgli per convincerlo ad arrivare fino in fondo. L'unica cosa che mi viene da dirgli è di divertirsi.
Impara. Ma sopra ogni cosa cerca di divertirti.
Poche regole da seguire con scrupolo e intelligenza:

  1. Divertiti. Lascia il tuo ego e la tua voglia di arrivare primo sempre nel fondo del cesso del tuo ufficio. Qui non sei al lavoro e nessuno ti chiederà mai il conto. Sarai tu un giorno a tirare una riga e a chiederti dove e come ci sei arrivato.
  2. Rilassati. Fare jiu-jitsu non vuol dire armarsi per un conflitto a fuoco e nemmeno prepararsi alla trincea. Il tuo compagno d'allenamento non è il tuo nemico. E' tuo amico. Aiutalo e sicuramente ti sarà riconoscente. Sempre.
  3. Svegliati. Se sei l'ultimo della fila, nella vita come nel dojo, hai solo due scelte da fare. O te ne vai subito e non stai a perdere altro tempo. O, alla prima occasione, passi avanti. Così fino ad essere tu il primo e, per farlo, devi essere recettivo, intelligente, attento. Smart direbbero gli inglesi. Se hai voglia di riposarti, vai alle terme o iscriviti ad un corso di yoga. Non venire a fare jiu-jitsu. Se hai bisogno di dimenticarti del tuo capo, di tua moglie, del tuo direttore di banca, del mutuo o del vicino di casa petulante, allora, non c'è modo migliore che sfruttare gli ultimi tre quarti d'ora di una lezione qualsiasi di lotta e aspettare che il primo bisonte dalle sembianze umane ti venga addosso come un treno in piena corsa. Non hai tempo di pensare al superfluo. Devi batterti e cercare almeno di sopravvivere.
  4. Non perdere tempo. E non farlo perdere agli altri. Da insegnante, dico che fare lezione a trenta persone - di nazionalità diverse, ceto sociale diverso e competenze tecniche diverse - sparse su cento metri quadrati abbondanti è molto complicato. Faticosissimo. Bisogna dare a tutti la giusta attenzione. Agli studenti più avanzati e a quelli alle prime armi. A ciascuno una sfumatura diversa della stessa tecnica o sequenza. Tutti vengono per imparare. Quindi, da studente, se non hai voglia di perdere tempo e opportunità, ogni volta che un "anziano", primo fra tutti il Maestro, ti impartisce un comando, eseguilo nel più breve tempo possibile. Manifestare perplessità e discutere senza avere le competenze necessarie è il vizio della democrazia moderna. Quella che vuole gli adolescenti imparare dalle chiacchiere di Costantino Vitaliano e Fabrizio Corona e non dai veri grandi del nostro tempo. Filosofi, esploratori e scienziati.
  5. Studia. Cerca di capire cosa stai facendo. Il perchè delle cose. Solo allora potrai veramente manifestare i tuoi dubbi. Solo dopo aver perso tempo cercando potrai dire: "Ho trovato!". Prendi esempio dai più bravi. Imitali con tenacia in tutto e per tutto, cercando la tua via.
  6. Cura il tuo corpo. Fare jiu-jitsu vuol dire esprimersi secondo natura. Usando l'energia in modo intelligente. "Minima spesa, massima resa". Mangia nel modo più salutare possibile. Riposati. Esercitati con regolarità. Conduci una vita sana. Non solo migliorerà il tuo jiu-jitsu ma anche il tuo stesso modo di vivere.
  7. Confrontati sempre. Il confronto è il modo più diretto e crudele per conoscersi. Per capire a che punto si è arrivati e di che pasta si è fatti. Non si tratta di vincere o perdere. Nella vita, alla fine, conta solo non aver perso. Sali sul tatami ogni giorno chiedendo a te stesso un pò più di quello che hai avuto il giorno prima. Confrontati con i tuoi compagni d'allenamento in palestra così come con altri al campionato. Fallo in pace con te stesso. Con l'unico obiettivo di essere domani migliore di quello che sei stato oggi.

domenica 26 settembre 2010

L'emigrante. - EPILOGO

Ho trentadue anni. Sono passato per le scuole elementari, quelle medie, un buon liceo scientifico e ho concluso il tutto al Politecnico di Milano. Ho un buon lavoro, una famiglia e sono sereno. Mi piace starmene, di tanto in tanto, due giorni fuori casa, mangiare al ristorante un'insalata asfittica da trenta franchi, dormire in una scatola di plastica al terzo piano di un hotel mediocre e spendere un centinaio di euro per fare la pantomima di Kurosawa in Sugata Sanshiro. Quelli passati così sono giorni epici, che la memoria, nemmeno invecchiando, avrà modo di cancellare dai ricordi più belli.
Gli amici, la fatica, le risate.
La maggior parte dei miei compagni di viaggio risparmia tutto l'anno lesinando ogni centesimo per poter rompere il salvadanaio a fine stagione e permettersi una trasferta all'altro capo del pianeta Terra.
Grazie al cielo la situazione del jiu-jitsu mondiale è migliorata. E di molto. Fino al 2006 i campionati mondiali si tenevano al Tijuca Tennis Club, uno dei tanti prefabbricati decrepiti di Rio invaso per un weekend dal puzzo di sudore, canfora e pão de queijo. Lottatori che nell'arco di una giornata svestivano il kimono per diventare massaggiatori sugli spalti o ambulanti tra Conde de Bomfin e Heitor Beltrão. Oggi, la mecca dei fedeli dell'arte suave sta a Long Beach in California. Fuori dallo stadio i lay BoyZ, i Chicos MaloS, i MalDitoS, gli Stoners, i Tiny Locos e i DuKeS si divertono a impiastrare i muri e a tirarsi qualche colpo di rivoltella a tradimento e dentro per quattro, cinque giorni all'anno si danno battaglia, vestiti solo di una cintura, una giacca e un pantalone di cotone grezzo, migliaia di intrepidi da tutto il mondo.
Si è fatto di tutto e ancora oggi si lavora a pieno regime per dare dignità ad uno sport bellissimo e nobile come il jiu-jitsu brasiliano.
Iscrizioni online, DVD e registrazioni di una fattura ormai professionale, buona copertura mediatica, precisione e puntualità nello svolgimento dei tornei.
Arrivato a questo punto della mia riflessione, però, mi fermo e mi faccio qualche domanda.
  • Salire sul tatami, combattere e, nella migliore delle ipotesi, vincere vale gli ottanta, cento euro che ogni atleta deve cacciare di tasca sua?
  • A livello locale, ovvero nel caleidoscopio dei diversi tornei nazionali, gli standard qualitativi restano gli stessi o ogni organizzatore si arroga il diritto di gestire la questione a modo suo?
  • Sarà possibile, mi auguro in un futuro molto prossimo, ridurre o addirittura abolire la tassa ingiusta dell'iscrizione?
    Per trovare le risposte, ripasso la mia storia a spanne. Cerco spunti.
    Ho iniziato a fare judo nel 1983. Il primo campionato, sempre di judo, ai Giochi della Gioventù nella stagione 1989/1990. In pratica, preistoria. Vado avanti così fino al 1999. Vedo i primi VHS - all'epoca non esistevano ancora i dvd - scoloriti. Vovchanchyn, Mark Kerr, Josè Pelè Landì, Johil de Oliveira e un Wanderlei ancora dalle sembianze umane sono i protagonisti. Conosco Federico Tisi. Inizio a fare jiu-jitsu. Nel 2009 organizzo il mio primo campionato qui a Milano.
    Ce n'erano già stati diversi in Italia. Alcuni gestiti in modo impeccabile, altri meno.
    Col MILANO CHALLENGE mi sono proposto di dare dignità e visibilità agli atleti, la categoria più povera dello sport. Spesso giovani e con pochi spiccioli da spendere.
    Primo campionato a gestire le iscrizioni online. Primo ad avere un cronogramma dettagliato.
    Tolto un ritardo di mezz'ora il campionato è filato liscio dall'inizio alla fine. Circa duecentocinquanta atleti iscritti. Personale competente e arbitri tutti formati da Alvaro Mansur, direttore tecnico dei giudici al Mundial. Regolamento ufficiale della Federazione Internazionale di Jiu-Jitsu Brasiliano tradotto in italiano sul sito della manifestazione. Per tutti. Software per la scelta e selezione dei gironi. Niente maneggi o aiutini al compagno di banco. Nessun titolo mondiale, europeo, intercontinentale o altro in palio. Semplicemente un buon torneo secondo le regole ufficiali del jiu-jitsu brasiliano.
    Nessun atleta, secondo il mio modesto avviso, dovrebbe pagare più di una quota minima per partecipare a una manifestazione sportiva. Purtroppo però le strutture federative di supporto sono carenti e l'incognita che l'organizzatore si trova ad affrontare lo obbliga ad alzare questa orribile gabella. Niente, però, può giustificare un costo così alto da arrivare a toccare i prezzi proposti oggi. Scrivo una settimana dopo aver partecipato a un campionato in cui, per ottanta euro d'iscrizione, manco sono riuscito a sapere con chi e quando avrei lottato dodici ore dopo. In cui, nonostante le iscrizioni fossero chiuse da tempo, bastava essere amico di Tizio, Caio o Sempronio per presentarsi lì la mattina, cambiarsi e lottare. Tutto questo forse solo perchè all'intestazione del torneo si è aggiunto l'aggettivo "europeo"!!
    Incredibile!!
    Carlinhos Gracie si è comprato due ville in Brasile e credo se ne stia facendo - se non se l'è già fatta! - una in California con i soldi delle centinaia di migliaia di lottatori che per fregiarsi di un titolo e inseguire un sogno sono disposti a vuotarsi le tasche, ma almeno lui restituisce precisione e competenza. Ma gli altri?! E' sempre così?! Purtroppo no. Ne ho - abbiamo, per chi c'era - avuto la conferma la settimana scorsa.
    Mi chiedo perchè, anzichè tassare gli atleti, non si provano a spremere di più le tasche degli sponsor?! Boh..
    Mi piacerebbe poter fare qualcosa per quei ragazzi che hanno fatto le vacanze a Ostia o sul Ticino per andare a combattere oltre oceano..
    ..e ce ne sono!!

    martedì 21 settembre 2010

    L'emigrante.

    L'emigrante quando si mette in marcia lo fa sempre con l'intenzione di raggiungere un luogo più accogliente e forse felice di quello che sta lasciando. Parte con il necessario, contando solo su pochi risparmi e la grande forza di volontà. E' sereno ma determinato. Cerca fortuna.

    Venerdì 17 Settembre 2010 h. 19,00 - Milano, P.ta Venezia
    Partenza in macchina alla volta dell'ennesimo Ibis Hotel. Questa volta in una zona periferica di Ginevra immersa tra luci al neon di Doner Kebab e bistrot decrepiti che ormai hanno dimenticato da generazioni le loro origini francesi. Ludacris, Eminem e JaRule strillano a pochi centimetri dalle mie orecchie per tutto il viaggio. Trovo pace tra le pagine di "Mia è la vendetta" di Bunker.

    Venerdì 17 Settembre 2010 h. 23,00 - Ginevra, Rue de Chancy
    All'ingresso dell'hotel Aziz o forse Adif, in qualità di addetto tuttofare, si presenta come nemmeno Higgins avrebbe accolto Magnum se fosse tornato con la Ferrari 308 GTS di Robin Masters accortocciata nel taschino della giacca al posto della pochette. E' incazzato nero. Me la cavo lasciandogli la carta di credito. Saluto la banda di disgraziati che come me si è imbarcata in questo Vietnam e salgo al secondo piano. Stanza 233. Un letto matrimoniale, un bagno, io e Luigi. Agli altri non è andata meglio. Stessa storia. Cambiano solo i nomi dei protagonisti: Edo e il Fudo. Non osiamo tornare alla reception per protestare.

    Sabato 18 Settembre 2010 h. 9,00 - Ginevra, Rue de Chancy
    Colazione continentale in hotel. 15 euro. Partenza per Morges. Approssimativamente 60 chilometri. Una quindicina di italiani in marcia distribuiti su tre macchine.

    Sabato 18 Settembre 2010 h. 10,30 - Morges
    Entro nel palazzetto e mi trovo davanti un polacco che sembra un frigorifero doppia porta, di quelli che si vedono solo nelle case americane dei telefilm, vestito di una maglia la cui scritta a caratteri cubitali "BRAZILIAN JIU-JITSU" fa capire bene che non è lì per caso. I suoi occhi mi seguono per dieci minuti, come se da un momento all'altro volesse scaraventarmi al piano di sotto. Ho giusto il tempo di accuciarmi in un angolo con il resto del mio branco e mi accorgo che non è da solo. Ce ne sono almeno una trentina e tutti fanno la stessa cosa. Guardano in cagnesco il primo che gli si para davanti. Senza motivo e soprattutto, nel mio caso, senza distinzioni di taglia o peso.
    Nel frattempo non si è mossa una foglia. Niente mi fa pensare che in quel posto e a quell'ora si sarebbe dovuto svolgere un campionato - addirittura "Europeo" - di jiu-jitsu. Sei aree di gara completamente vuote. Qualche foglio attaccato con il nastro adesivo sul muro vicino ai bagni è l'unico segno di una battaglia che tarda a cominciare.

    Sabato 18 Settembre 2010 h. 12,30 - Morges
    Si aprono i cancelli e i tori iniziano a correre per le vie della città. Solo a fine giornata si conteranno i feriti ma finalmente il 2° Campionato Europeo della Federazione Svizzera di Jiu-Jitsu inizia. Io e Mezzochilo, approfittando dell'entusiasmo degli organizzatori, chiediamo spiegazioni su quanto ci aspetterà il giorno seguente. La risposta è lapidaria: "Você vai saber sò na hora!!".

    Sabato 18 Settembre 2010 h. 20,00 - Morges
    La giornata di sport è finita. MILANIMAL si porta a casa due argenti e un bronzo con il Fudo, Edo e Luigi. L'entusiasmo annebbia per un attimo la vista come capita spesso a chi incautamente crede di fare un affare comprando a prezzi stracciati nelle piazzole di sosta degli autogrill. Ripasso a memoria tutti i dettagli del caso e mi accorgo che c'è qualcosa che non torna.
    Il prezzo di iscrizione al torneo era di 60 euro fino al 20 di agosto e di 80 euro fino al 10 di settembre. Io ho pagato 80 euro. Alcuni 60 euro pur essendosi iscritti oltre il 20 di agosto. Altri, pur non avendo pagato, hanno lottato e hanno ritirato la t-shirt commemorativa dell'evento. Altri ancora, addirittura, manco sono venuti in Svizzera e, con una semplice telefonata, scoperto l'inghippo, hanno delegato qualcuno per andare a ritirare a nome loro il "ricordino" della maglietta.
    Salgo in macchina e cerco di non pensare.
    Mi aspetta l'ultima cena ipocalorica.

    Sabato 18 Settembre 2010 h. 21,00 - Ginevra, Rue de Chancy
    Il posto è accogliente se non fosse per un pazzo vestito da torero che imbraccia la chitarra e grida come una scimmia a due metri da dove sto mangiando. Il repertorio è quello delle ballate gitane. Va dai Gipsy Kings al più moderno Juanes. Cameriera brasiliana. Bassa, finta bionda e con un naso che spicca su tutto. Cuoco andaluso. Basso e tarchiato. Dotato di una solida pancia da bevitore di birra. Avventori svizzeri. Vecchi, brutti e nostalgici. E poi noi. Ancora più brutti ma almeno giovani, forti e felici.

    Domenica 19 Settembre 2010 h. 10,00 - Ginevra, Rue de Chancy
    Seconda colazione all'hotel Ibis Genève Petit-Lancy. Altri 15 euro. Vista l'esperienza del giorno prima, mi muovo senza fretta. Mi faccio qualche domanda sulle sorprese che una giornata del genere può riservarmi. Ripenso alle ultime ventiquattro ore. Penso che Luigi nonostante abbia perso in semifinale dopo 4 incontri non può ritirare la sua medaglia di bronzo perchè l'editto del giorno prima sulle premiazioni sanciva un unico 3° posto. Difficile da dire ma il bronzo spetta solo a chi ha perso con il vincente di categoria. A differenza dello scorso anno. Penso che avrei potuto almeno risparmiare gli 80 euro dell'iscrizione se fossi stato un po' più intrepido. Alla fine mi arrendo, raccatto i miei bagagli e salgo in macchina. Sole. Fa caldo. Luigi guida come se fosse su una Subaru Impreza al Rally dei Mille Laghi. Il navigatore gracchia in sottofondo.

    Domenica 19 Settembre 2010 h. 11,00 - Morges
    L'odore di würstel di pollo, senape e cetrioli mi dice che siamo arrivati. Appena dentro vedo Ironmike.  Mi sorride e parliamo per una decina di minuti. Intanto penso al pachiderma del giorno prima vestito come Ozzy Ousborne che mi guardava digrignando i denti e mi ripeto in testa: "Un guerriero vero è in pace con se stesso. Sorride sempre." Per il resto, lo scenario è lo stesso del giorno prima. Un limbo di anime che si muovono senza meta. Non esiste un programma della giornata. Non trovo nulla nemmeno dove il giorno prima avevo visto qualche foglio appeso. Alcuni fanno i conti con l'orario del volo di rientro. Altri cercano informazioni come se fossero al fronte. Grazie a Dio la giornata finisce prima del previsto. Stringo la mano sul podio a John"Papajohn" Gorman, una specie di Sai Baba delle arti marziali. Un mezzo santone itinerante che avevo incontrato per la prima volta nell'estate del 2001 a Rio de Janeiro nell'ufficio di Carlinhos Gracie, oggi il Donald Trump del jiu-jitsu. Mi porto a casa una medaglia da un 1,99$. Sono insoddisfatto. Molto. Ho perso. Penso alle cose da fare. Nell'ordine: lavarmi, radermi e mangiare in un buon ristorante. Raggiungo gli altri zoppicando. Mi siedo in macchina e chiudo gli occhi.

    Domenica 19 Settembre 2010 h. 15,00 - Morges, Centre Ville
    Il dolore al ginocchio si placa per un attimo solo quando avverto un profumo intenso di patate al forno a pochi centimetri dal naso. Guardo il piatto e sento già esplodere in bocca il sapore dell'entrecote di manzo e del contorno. Il lago, la strada pulita, una fila ordinata di alberi e il prato così verde che avrebbe potuto ospitare la parata per la festa di San Patrizio, patrono d'Irlanda, sono solo una bella cornice. Per me lo spettacolo è tutto sopra la tavola. Secondo, dessert e caffè in poco più di mezz'ora. Pochi passi per arrivare alla macchina. Una sosta in pasticceria per comprare l'unico prodotto svizzero alla portata delle nostre finanze, il cioccolato, e siamo già sulla via del ritorno.

    Domenica 19 Settembre 2010 h. 21,00 - Milano, P.ta Venezia
    Silenzio. Sono a casa. Mi godo il mio cane, le ultime pagine di "Mia è la vendetta" e, finalmente, un pò di solitudine.

    martedì 31 agosto 2010

    MILANIMAL: Nuova Sede

    "Go big or go home."
    Le lezioni quest'anno si terranno in Via Mestre, 19/F (MM Udine) non molto distante dal vecchio centro di allenamento..entrando in Via Mestre da Via Feltre, a pochi passi dalla fermata della metropolitana UDINE, resta dopo l'ingresso di TONIC..prima della curva in fondo alla via c'è un grosso cancello di ferro sempre aperto..la palestra e' all'interno di quel cortile sulla stradina che si trova entrando a sinistra..e' piu' facile a farsi che a dirsi!!
    Gli orari per quest'anno accademico saranno i seguenti:

    Lunedì 13,00-14,00 (Base) 20,00-21,30 (Base)
    Martedì 17,00-18,00 (Kids) 19,00-20,00 (Avanzato) 20,00-21,30 (Base)
    Mercoledì 13,00-14,00 (Base) 19,00-20,00 (Base) 20,00-21,30 (Judo)
    Giovedì 17,00-18,00 (Kids) 19,00-20,00 (Avanzato) 20,00-21,30 (Base)
    Venerdì 13,00-14,00 (Base) 20,00-21,30 (Open Mat)
    Sabato 13,00-14,00 (Base) 14,00-15,00 (Sparring)

    Le lezioni inizieranno lunedì 6 settembre alle h. 20,00..
    A presto sul tatami..

    lunedì 19 luglio 2010

    MILANIMAL ON BOARD: a.a. 2010/2011

    "Un uomo lo giudichi non da cosa tira su, ma da chi butta giù."
    Siamo agli sgoccioli. Ancora un paio di settimane e anche la tana chiude i battenti. E' sempre difficile fare un bilancio a fine anno. Disastri, vittorie, fatica. Tutto fa parte degli ultimi dodici mesi di lavoro vero, dove, di norma, per una legge naturale degli eventi, ad ogni successo fa sempre il paio un fracasso totale.
    Non amo molto raccontare quello che è stato, che cosa è successo. Chi c'era si è potuto godere lo spettacolo e quindi, per tirare la linea e scrivere il risultato, non ha bisogno che della sua stessa mano destra. Non serve di certo leggere il classico pamphlet autocelebrativo. Mi sembra che già Facebook, Twitter e surrogati simili facciano abbastanza per l'esaltazione dell'ego.
    Approfitto invece di quest'ultima pagina per parlare di cosa sarà di MILANIMAL per il prossimo anno accademico. Le novità e i buoni propositi, insomma.
    Primo. Lasceremo la nostra sede storica di TONIC per scavarci uno spazio tutto all'insegna del jiu-jitsu a pochi passi dalla vecchia sede. Orario denso di lezioni col kimono e senza. Uno spazio da non condividere con nessuno. Una vera e propria casa dove, per di più, dal prossimo anno, chiunque potrà trovare in vendita i kimoni STORM (..che MILANIMAL è felice di rappresentare!!) e diverse copie di Gracie Magazine, il "Nuovo Testamento" del jiu-jitsu brasiliano, ed inoltre tutto il merchandise ufficiale di MILANIMAL.
    Il trasloco verrà gestito nella maniera più agile e, a settembre, i vecchi abbonamenti TONIC verranno "rottamati" con dei nuovi abbonamenti dedicati, senza che nessuno debba ricominciare tutto dal principio dovendo buttare via soldi e tempo.
    A momento debito, su questo blog scriverò tutto quello che serve: nome, indirizzo e contatti. Per ora è certo solo che  queste due settimane di allenamento che ci separano dalle vacanze estive saranno le ultime in TONIC. Vita nuova.
    Secondo. Ogni buon affiliato MILANIMAL dovrà segnarsi in agenda due date per il prossimo anno. Sabato 27 novembre e il weekend dell'11,12 giugno. Il primo appuntamento sarà con la seconda edizione del MILANO CHALLENGE, la competizione che mi propongo di organizzare ogni anno con il supporto di tutta la comunità del jiu-jitsu italiano. La seconda data, invece, segnerà la prima vera festa MILANIMAL. Il proposito sarà quello di organizzare, con una cadenza annuale e sempre nello stesso weekend, una festa, aperta a tutti, in cui, oltre ai canonici riti dei passaggi di grado, si avrà modo di divertirsi e stare un pò insieme.
    Per il resto non ho molto altro da aggiungere.
    Mi rimetto al lavoro e restate in contatto.

    venerdì 4 dicembre 2009

    lunedì 16 novembre 2009

    100%

    Certe volte, a fine allenamento, mi viene naturale pormi una domanda a cui solo in pochissimi casi riesco a dare la risposta che vorrei, invece, poter dare tutte le volte. Studio le tecniche della settimana, le provo, e infine faccio le mie 3, 4 o 5 lotte. Ed è proprio al termine della sessione di sparring che, ultimamente sempre più spesso, mi viene da chiedermi: ho dato tutto ogni minuto?? Sono davvero esausto o avrei, alle 9.30 di sera, ancora le forze per fare altro??
    Domande a cui spesso non posso rispondere in maniera affermativa, recriminandomi di non aver fatto abbastanza per arrivare preparato a dovere al campionato più vicino, dove sconti non se ne fanno e dove, soprattutto, una lotta sembra equivalga, come fatica e intensità, a 3 o 4 di quelle che abitualmente si sostengono in accademia.
    E così mi rendo conto che troppe volte in passato, una volta finito l’allenamento, ho mangiato qualcosa velocemente al bar della palestra per poi uscire con gli amici e magari tirare anche tardi; che troppe volte ho avuto l’energia di non rientrare a casa immediatamente con l’unico obbiettivo di mangiare le cose giuste e mettermi a dormire; che troppe volte un concerto o una serata particolare mi hanno tenuto lontano da un obbiettivo che da 4 anni a questa parte è per me fondamentale: fare un buon jiu-jitsu e dimostrarlo in gara.
    Ma ciò che più mi ha aiutato a migliorare sotto il punto di vista di quello che per me è semplicemente il corretto “approccio mentale” di un agonista all’allenamento quotidiano, è stato proprio pormi ogni santo giorno quella fatidica domanda.
    Possiamo mentire a tutti, ma non possiamo mentire a noi stessi. E ognuno di noi sa bene se, lottando con qualche compagno di allenamento, si è riposato quando non doveva, fregandosene del fatto che l’altro ne potesse giovare. Se, approfittando del divario tecnico con una cintura inferiore, ha aspettato pigramente l’errore dell’altro invece di “costruire” passo dopo passo il proprio ribaltamento, passaggio o finalizzazione. Se, insomma, non ha lottato minuto su minuto, centimetro su centimetro, pensando che tanto quello fosse solo un banale allenamento, non la gara, e che quindi fosse lecito mollare il colpo.
    Dopo quattro anni di pratica e numerosi campionati, solo negli ultimi tempi ho capito che se si molla il colpo in allenamento lo si mollerà anche in gara. E oggi, proprio grazie a quella domanda ricorrente, a casa ci arrivo con appena la forza di girare le chiavi nella toppa, faccio le scale, raggiungo il letto, e mi addormento esausto ma soddisfatto. Consapevole che aver dato il 100% adesso sarà solo un punto a mio favore dopo, quando sconti non se ne faranno..

    La "nostra" Domenica Sportiva..

    L'unica fatica che faccio è di copiare e incollare sul blog di MILANIMAL la mail che Davide "Rostok" Garavaglia mi ha mandato ieri sera..a lavoro fatto!! Buona lettura..
    Un pò di tempo fa il mio Maestro di jiu-jitsu Andrea Baggio mi ha chiesto: ”Davide,  scrivimi un tuo giorno normale di allenamento che lo metto sul blog!!“ ed io ho risposto: “..ok, va bene!!” ..siccome so che la parola di un samurai è come l’acciaio, ecco il resoconto di una giornata di allenamento..quella che secondo me ha più valore, perché semplice e senza attrezzi particolari..l’allenamento funzionale è semplicità, fatica, improvvisazione, arte!!
    Un giorno normale..domenica, 15 novembre 2009!!
    Domenica pomeriggio..grigia e lenta..sembra che tutti abbiano voglia di dormire, rilassarsi, guardare la televisione!!
    Il mio destino oggi è un altro..questo pomeriggio mi aspetta il WOD - Workout Of the Day - e non posso aspettare lunedì perché questa settimana combatto e quindi la tabella di allenamento è modificata per fare in modo che possa riposare in settimana!!
    Circa 5km.. Running Down Hill per Boffalora Sopra Ticino..
    Gli attrezzi sono cuore, gambe e scarpe Mizuno running!!
    Il "task" è fare il percorso nel minor tempo possibile..partenza e arrivo davanti a casa!!
    Mi preparo in fretta, ma ho calcolato male i tempi e quando esco sta già facendo buio!!
    Nessuna esitazione..parte il cronometro e partono pure le gambe..l’ultima volta ho completato il percorso in 26 minuti, ma era mattina e le condizioni di visibilità erano ideali!!
    Inizio..con passo lanciato..conosco il percorso come le mie tasche..il profumo dei campi, della terra bagnata e dell’umidità mi entra nelle narici ed io, oggi, sento un forza particolare!!
    Dopo poche centinaia di metri affronto subito la salita del mulino..la pendenza è tosta e le gambe subito la sentono, ma non mollo il passo..svolto a destra e continuo per la salita del ponte, arrivo in cima e mi tuffo a destra di nuovo..stavolta in discesa,  pochi metri,  ma, attenzione, sono sul pavè ed è scivoloso!!!!
    Pochi passi in piano e subito inizia la salita della Villa Giulini..una salita coi fiocchi, dove da bambino mi gettavo in bicicletta e mi sembrava di spiccare il volo..supero la salita e le gambe danno un cenno di affaticamento..conquistare la Villa Giulini mi ha fatto rallentare!! Riprendo piano il passo correndo su continui leggeri falsi piani, curve e controcurve finché arrivo al campo sportivo, nel frattempo mi sono accorto che la discesa “segreta”, scoscesa e sterrata, che porta ai campi e verso la via del ritorno è completamente buia..forse oggi cambio strada..supero il campo sportivo e mi getto di fretta verso la “Punciana”, la vecchia via che collegava Boffalora a Ponte Nuovo..in mezzo ai boschi..ho già capito che dovrò stare attento perché la strada è completamente buia e rischio di essere investito da qualche macchina o da qualche motorino..e infatti, incontro la prima vettura che esce sparata da dietro una curva ma non mi vede neanche..io, allertato dai fari, corro ai margini della strada in mezzo ai rami e agli arbusti..continuo per i vari sali scendi naturali e dopo poco arrivo a Ponte Nuovo!!
    La strada qui si fa più sicura..ci sono i lampioni e qualche macchina con a bordo delle persone che mi guardano stupite..devo continuare..la fatica delle salite si sente e il passo non è più brillante, ma adesso mi attende la discesa verso la statale 11!!
    Percorro con cautela la pendenza favorevole e arrivo al semaforo ma giro subito a destra, intanto qualche cane si è accorto di me e si mette ad abbaiare!! Continuo ai margini della tangenziale per pochi metri, i camion e le macchine sfrecciano, l’odore di benzina mi da fastidio ma l'abbandono subito perché il mio percorso mi riporta velocemente in zone buie ed isolate..inizio la via del ritorno, ho un buon tempo ma mi attende la salita più ripida detta in dialetto la “massà gamb” - ammazza gambe - inizia lenta ma poi la pendenza sale e supera tutte le difficoltà precedenti..sto per mollare..le gambe sono di legno..ma continuo..il cuore pulsa, sono quasi in cima ed un cane esce da una fattoria lì vicino per inseguirmi..pure questa ci voleva..passo la salita con le gambe che sono di marmo..il cane mi ha quasi raggiunto..ma desiste, evidentemente si è allontanato troppo..fortuna mia, che riprendo lentamente il mio passo..ritorno al campo sportivo e mi avvio verso casa, passo davanti alla discesa “segreta”..ma è buio, troppo buio per farla rischio di cadere o di prendere una storta..così proseguo..tranquillo..ma che sto facendo..no, non esiste!! Torno indietro e mi ci fiondo dentro!! La discesa è buia ma io vado a memoria..salto rami ed evito buche, sento la terra sotto di me che scricchiola ma continuo con precisione ed attenzione ed arrivo in basso, mi aspetta la traversata in mezzo ai campi..metto il piede in una pozza di acqua e sprofondo fino alla caviglia..la scarpa è pesante, sono un po’ disorientato ma le luci lontane delle case mi guidano il profumo delle erba bagnata, il freddo e l’atmosfera solitaria mi spinge a correre..le gambe volano e finalmente metto piede sul sentiero dei trattori, continuo serpeggiando per evitare i solchi delle ruote motrici e la sterpaglia!! Infine raggiungo la stradina che porta a casa mia, la imbuco passo davanti alla prima fattoria, le prime case e finalmente arrivo!! Fermo l’orologio e controllo: 24’ 32‘’..1 minuto e 30 secondi più veloce, con l’handicap della visibilità, ottimo!!
    Domani si torna ad allenarsi a Milano..si torna a fare jiu-jitsu, ma è qui nella mia terra dove ho conosciuto la fatica per la prima volta, è qui che faccio i miei allenamenti migliori, è qui che ci sono le persone a me più care ed è lei che mi da armonia, mi ricorda da dove vengo e sa realmente chi sono ed è sempre qui che io conosco sempre meglio me stesso!!

    sabato 31 ottobre 2009

    Dare il massimo in 10 minuti!!


    Esistono momenti durante una lotta tra praticanti di jiu-jitsu, indipendentemente dal grado e dalle caratteristiche fisiche, in cui il combattimento si intensifica, o meglio, i lottatori imprimono un ritmo più alto. Questo si verifica tanto durante gli allenamenti quanto durante le competizioni ufficiali. Uno studio condotto su un campione di otto lottatori dal ricercatore brasiliano Emerson Franchini della Escola de Educação Física e Esporte - USP di San Paolo del 2005 afferma che nonostante "a força isométrica de preensão manual" ovvero la presa, diminuisca progressivamente a partire dal secondo minuto di lotta rispetto alla condizione di riposo, in pratica prima di iniziare a lottare, la frequenza cardiaca dei lottatori raggiunge picchi massimi tra l'ottavo e il decimo minuto..questo testimonia il fatto che la maggior parte delle cinture nere, su un tempo medio di 10 minuti, tendono a conservare le forze per dare il massimo negli ultimi istanti del combattimento!!
    Emerson Franchini, Concentração de lactato sangüíneo, freqüência cardíaca e força de preensão manual durante um combate de jiu-jitsu. Corpoconsciência.

    domenica 11 ottobre 2009

    Tá na hora de mudar o disco, irmão..

    Quando mi alleno..sul mio tatami..mi piace avere della buona musica di sottofondo..per non pensare e lasciare tutto in mano al "pilota automatico"..la musica mi rilassa, è il fluido magico..gli ingredienti che uso per costruire la mia "playlist" personale non sono molti: buona cultura hip-hop brasiliana e bassi spinti al massimo!!
    Buon ascolto..
    1. Rappin Hood - Ús Guerreiro
    2. Marcelo D2 - Desabafo
    3. Black Alien - Babylon By Gus
    4. Beatchoro - Meu Beatchoro
    5. Marcelo D2 - A Procura Da Batida Perfeita
    6. Negra Li - Você Vai Estar Na Minha
    7. MV Bill - Lingua de Tamanduá
    8. Racionais - Vida Loka (Parte II)
    9. Rosana Bronks - Mudanças
    10. MV Bill - Soldado do Morro

    giovedì 8 ottobre 2009

    CITAZIONI..

    Pillole di saggezza, semplici esperienze, aneddoti..
    Chiamatele come volete. In ogni caso il mondo del jiu-jitsu brasiliano e dello sport più in generale ne è pieno e alcune vale proprio la pena di riportarle!!
    "If you know how to teach kids you can teach anybody" Zé Beleza
    "A true athlete knows perfectly what goes on in his own body" Emil Zatopek
    "Cowardice is a state of spirit that has never made it through the doors of our academy" Grandmaster Carlos Gracie
    "Having it easy makes you weak. I have to suffer, to take it out on the guy when I'm in the ring" Renzo, on giving up first class on the plane taking him to Pride
    "In my life I’m never competing to be better than someone else, I’m always competing with myself" Ricardo Cachorrão
    "It was the first time I didn’t fear my opponent, and the first time I lost" George Foreman, about his fight vs. Ali, in 1974
    "Live each day as though it were the last. One day you’ll get it right" Luis Fernando Verissimo, writer, simplifying the samurais’ ideal
    "Under the bandage on my ear is a chip that automatically translates the instructions from Portuguese to Japanese" Kazushi Sakuraba
    "If I were on the plane, I’d let them know: 'If you want to hijack this plane, you’ll need something more than those knives'" Chuck Liddell, after 9/11/2001
    "Folks still confuse courage with stupidity and caution with cowardice" Sérgio Ignávio, policeman and black belt
    "That doesn’t change the fact that I didn’t fight well and lost that night. I don’t want them to give me the belt back, I’d rather fight for it" Randy Couture, after Josh Barnett was caught doping, in 2002
    "Helio Gracie was Brazil's first sports hero. Dad was shaking things up 30 years before Pele was born" Rorion Gracie
    "In anything in life, you always have two options: you can either be the best or just one more in the crowd. I always wanted to win" Roger Gracie, still a brown belt
    "Now and again I recall an old teacher of mine who’d scold me for the slightest altercation at school: ‘Fighting’s not going to get you anywhere! You’ll never be anybody if you keep fighting!’ I’d give anything to see her face now" Renzo Gracie, in the United Arab Emirates
    "Jiu-Jitsu conquered the world for being a martial art less based on methodology and more reliant on cunning" Rilion Gracie
    "A coward is not one who runs from combat. A coward is he who even knowing he is superior, hurts someone weaker than him" Bruce Lee
    "A fighter should put on a poker body, revealing nothing of his next move to the other" Bruce Lee
    "When you train with a beginner for the first time, treat him like a champion: be respectful and don’t go easy on him" Nelsinho Monteiro
    "Success relies on minor details to which most pay no attention" Wanderlei Silva

    lunedì 5 ottobre 2009

    Un atleta..

    Il motivo vero per cui tutti i giorni indosso il mio kimono, stringo la mia cintura intorno alla vita e salgo sul mio tatami per allenarmi non è di certo perchè mi pagano per farlo - perchè ci sono stati momenti in cui non beccavo nemmeno un soldo di cacio!! - o perchè il giorno del test, della prova, del campionato si avvicina..in testa ho sempre e solo un obiettivo: migliorare..studiare, applicarmi e faticare per essere migliore di quanto ho dimostrato di essere il giorno prima!!
    E' duro..difficile essere migliori di se stessi più di quanto non lo sia esserlo nei confronti di un altro..alle volte la pigrizia - che è nemica della vittoria!! - fa vedere gli obiettivi molto più lontani di quanto non siano in verità..ed è questo il momento in cui si fa largo dentro ciascuno una "vocina" conosciuta che inizia a cercare scuse e ad arrabattarsi come può per farci prendere una scorciatoia o farci fermare alla prima "stazione di servizio"!!
    Alcuni pensano che ci siano super-uomini nell'Olimpo dello sport..e la "vocina" a questo punto direbbe giustamente la sua: "Un super-uomo che si super-allena tutti i giorni, non può fare la vita di un uomo normale e andare avanti a petti di pollo e pasta integrale..ha bisogno di un super-integratore!!"..per dirne solo una di queste idiozie!!
    Basterebbe aprire un dizionario per capire che il compito di un atleta - che viene da athlèo, ionic. aethleyo combatto, lotto - vero è molto, molto più duro che farsi un'iniezione o svuotarsi in bocca un blister di pillole!!
    C'è da riflettere..
    Per concludere, comunque, ecco i principali effetti indesiderati derivanti dall'uso improprio o dall'abuso dei preparati che migliorano le "performance" sportive!!
    Dimagranti:
    Anfetaminici: possono provocare disidratazione, disturbi gastrointestinali, mal di testa, ipertensione, aritmie e, nei casi più gravi, angina pectoris e infarto.
    Ormoni tiroidei: possono indurre tachicardia, forte sudorazione, dimagrimento eccessivo, nervosismo, diarrea, demineralizzazione ossea e problemi cardiaci.
    Sibutramina: possibile aumento di pressione sanguigna e battiti cardiaci.
    Integratori:
    Vitaminici: ad alte dosi possono dare nausea e vomito.
    Proteici-aminoacidi: affaticano reni e fegato.
    Guaranà/Ginseng/Caffeina: possono causare agitazione e tachicardia. Se si assumono insieme gli effetti si amplificano.
    Efedra: può provocare tremori, irritabilità, eccitazione, tachicardia e ipertensione.
    Yohimbina: può dare insonnia, nervosismo, turbe digestive, ipotensione, tachicardia e nausea.
    Anabolizzanti:
    Stanozololo: può danneggiare il fegato, se assunto a lungo aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.
    Testosterone: può causare atrofia testicolare, crescita di tessuto mammario anche nell'uomo, ipertrofia cardiaca, infarto e aggressività.
    Clenbuterolo: può provocare tremori, insonnia, mal di testa e tachicardia. Usato a lungo aumenta le dimensioni del cuore compromettendone la funzionalità.

    mercoledì 16 settembre 2009

    MILANIMAL A.S.D. - Anno 2010/2011

    Sono aperte le iscrizioni a MILANIMAL A.S.D. per l'anno accademico 2010/2011!!

    Perché iscriversi:

    Iscriversi a MILANIMAL A.S.D. è fondamentale. Significa dare un piccolo contributo allo sviluppo della pratica sportiva del jiu-jitsu brasiliano. Significa avere un’assicurazione che copre da eventuali infortuni, occorsi durante l’allenamento in palestra o la pratica agonistica, così come preteso in tutti gli ambiti sportivi più seri. Significa poter partecipare a tutte le iniziative di MILANIMAL A.S.D. – seminari e/o acquisto di maglie e gadget di MILANIMAL – “viaggiando in corsia preferenziale”, ovvero con sconti rispetto ai non iscritti, o addirittura gratuitamente. Significa aiutare gli atleti più meritevoli di MILANIMAL A.S.D. garantendo loro un rimborso spese minimo così come è già stato fatto in passato.

    Come iscriversi:

    Per iscriversi a MILANIMAL A.S.D. basta pagare la quota associativa di 35€/anno. I metodi di pagamento sono:

    • Tramite bonifico bancario usando il seguente codice IBAN IT38W0200801623000011139911 – intestato a MILANIMAL Associazione Sportiva Dilettantistica – specificando che si tratta della quota associativa annuale.
    • Tramite carta di credito in maniera semplice e sicura, attraverso il pulsante di pagamento offerto da PayPal che trovate all'inizio della sidebar in questa stessa pagina. Purtroppo, a causa dei costi di servizio imposti da PayPal l’importo da pagare è non più di 35€ ma di 36,70€.

    La validità dell’iscrizione a MILANIMAL A.S.D. va dal 1° settembre al 31 agosto e deve essere rinnovata annualmente. Per completare la procedura d’iscrizione ed ottenere così la tessera di riconoscimento dell’E.N.D.A.S. di MILANIMAL A.S.D. bisogna fornire i seguenti dati anagrafici senza i quali diventa impossibile ottenere dall’ente di promozione sportiva al quale MILANIMAL A.S.D. appartiene la propria tessera di riconoscimento e la corrispondente assicurazione soci – UNIPOL, la cui attivazione partirà entro un mese dal pagamento della quota associativa. I dati devono essere inviati all’indirizzo milanimal@gmail.com entro e non oltre 24 ore dall’iscrizione.

    Nome e Cognome: ...
    Data e Luogo di Nascita: ...
    Residenza: ...

    L’iscrizione è obbligatoria solo per gli agonisti ai quali viene ulteriormente richiesto di presentare un certificato medico che dichiari l’atleta stesso idoneo alla pratica agonistica entro la prima competizione dell’anno accademico 2010/2011. Per quanto riguarda invece gli amatori l’iscrizione è assolutamente facoltativa.