Visualizzazione post con etichetta Milanimal Tournament. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Milanimal Tournament. Mostra tutti i post

martedì 13 novembre 2012

MILANO CHALLENGE 2012 - Milano, 24.11.12

Cinque anni fa mi sembrava strano che non ci fosse ancora un campionato di jiu-jitsu a Milano, la capitale economica d'Italia. Erano già nati - e alcuni si erano addirittura consumati - campionati di jiu-jitsu tutti intorno. Il primo che mi ricordi a Varese, poi a Torino e qualche anno dopo a Roma.
Mi sembrava giusto tentare e nel 2009 c'è stata la prima edizione del MILANO CHALLENGE. Tre materassine ufficiali, arbitri competenti, regolamento IBJJF applicato in ogni suo paragrafo e, per la prima volta in Italia, iscrizioni online ovvero con un sistema di pagamento simile a quello dei più importanti tornei internazionali.
Al suo esordio il MILANO CHALLENGE ha potuto contare su più di duecento atleti provenienti da tutta Europa e su una manciata di video prodotti per far rivivere ai protagonisti le emozioni di quel giorno.

Da quella prima volta ho caricato io stesso su www.youtube.com/milanimal, il canale di MILANIMAL su YouTube, più di una cinquantina di video tra incontri, trailer e mini documentari e il pubblico di appassionati ha ripagato i miei sforzi portando il numero degli iscritti alla manifestazione dello scorso anno alla cifra record di 530 atleti, divisi tra adulti e master.

Grandi atleti - Luca Anacoreta, Simone Franceschini, Marcel Leteri Sasso e diversi altri - e ottimi incontri di jiu-jitsu. Questo volevo fosse il "mio" MILANO CHALLENGE.
Tra meno di un paio di settimane, sabato 24 novembre, si terrà la sua quarta edizione presso il PalaCarraro in via dei Missaglia, 146 a Milano. L'ultimo giorno utile per iscriversi al campionato é venerdì 16 novembre ed possibile farlo solo tramite il sito internet ufficiale della manifestazione all'indirizzo www.milanochallenge.com/p/register.html pagando tramite carta di credito.
Vi aspetto numerosi.
P.S.: per chiunque volesse seguirci da vicino MILANIMAL e MILANO CHALLENGE sono presenti su facebook con due pagine dedicate, www.facebook.com/milanimalASD e www.facebook.com/MilanoChallenge.

sabato 10 novembre 2012

Training Week #9

Come parlare di guardia a "x" senza nominare Marcelo Garcia. Basterebbe dire che é stato per quattro volte campione del circuito ADCC e per cinque volte campione del mondo di jiu-jitsu solo nelle cinture nere. Dotato di un gioco efficiente e raffinato tanto da sopra quanto da sotto. La guardia a "x" fa parte di quel gruppo di tecniche e combinazioni che forse interessano di più ai lottatori esperti e a chi tra questi é seriamente impegnato nell'attività agonistica.
Gli errori più comuni sono:
  1. La posizione dei piedi e delle ginocchia. Spesso i ganci sono "ribaltati" e le ginocchia troppo vicine.
  2. La prima gamba, quella catturata dal braccio, deve stare sempre sopra la spalla. Mai accontentarsi di afferrarla malamente.
  3. Una volta raggiunta la posizione non si può essere inattivi. Il controllo di entrambe le gambe permette a chi fa guardia di gestire il baricentro di chi sta sopra. restare fermi vuol dire dare una buona opportunità di passare all'avversario.
Detto questo, ecco la prima sequenza di video:

Qui, invece, un panoramica su Marcelo Garcia come atleta:
Bastano gli ultimi otto secondi della finale del Mundial del 2010 combattuta tra Claudio Calasans e Marcelo Garcia per capire di che pasta é fatto questo grande campione. Guardate il prossimo video. Per chi non avesse tempo, dal minuto 10:08 in poi.
Sabato 24 novembre 2012 si svolgerà in via dei Missaglia, 146 a Milano la quarta edizione del MILANO CHALLENGE. Per registrarsi basta visitare il sito ufficiale www.milanochallenge.com o cliccare direttamente qui.

venerdì 9 novembre 2012

Poche cose da sapere per iscriversi al primo campionato di jiu-jitsu.

Marco Bancone,  Davide Di Luzio e Giuseppe Melidona.
Confrontarsi é il modo migliore per conoscere se stessi senza paura.
Ecco qualche consiglio ai giovani MILANIMAL (e non) che per la prima volta affronteranno un campionato di jiu-jitsu:
  1. Perdere peso. Se non lo avete mai fatto, lasciate perdere. Non é una scelta da fare a pochi giorni dal vostro primo campionato di jiu-jitsu. Perdere peso é un processo che richiede precisione e tempo. Disidratarsi non é la soluzione migliore. Potrebbe non solo essere molto rischioso ma anche incidere in modo assolutamente negativo sulla vostra performance. Consiglierei a chiunque di leggere il capitolo - da pag. 63 in avanti - dedicato all'alimentazione della CrossFit Training Guide e quindi di affrontare magari una lettura un po' più complicata, The grappler's guide to sports nutrition di John Berardi.
  2. Scegliere la categoria. E' abbastanza complicato. Fidatevi dell'esperienza del vostro insegnante e chiedete a lui. Il jiu-jitsu offre l'enorme vantaggio di poter competere non solo nella propria categoria di peso ma anche in una fascia di età, per chi ha superato i trenta, che va di cinque in cinque anni.
  3. Avere una strategia. Il primo passo che dovete fare é sicuramente un'analisi del vostro modo di lottare, di quello che fate regolarmente in allenamento. Preferite chiamare la guardia o vi piace lavorare da sopra? Avete una serie di tecniche da "incastrare" una dopo l'altra o ancora no? Fatevi consigliare dal vostro insegnante. Solo chi vi vede lottare ogni giorno e vi segue nei vostri progressi può darvi un aiuto concreto. Non disperatevi se al campionato non riuscite a mettere in pratica quanto avete provato in allenamento, perseverate. Non provate assolutamente le tecniche che avete visto la sera prima su YouTube. Vi prego!
  4. Divertirsi. Almeno alle vostre prime esperienze non prendetevi troppo sul serio quando siete in pericolo. Meglio battere e rassegnarsi alla sconfitta domenica per tornare ad allenarsi lunedì piuttosto che farsi quaranta giorni di gesso e magari decidere di smettere per sempre.
Spesso MILANIMAL é stata d'esempio per altre piccole accademie di jiu-jitsu e realtà locali. La prima (io credo!) ad avere un nome e un logo ufficialmente registrato alla Camera di Commercio, una struttura societaria e un conto in banca. MILANIMAL vive di entusiasmo e delle quote associative, obbligatorie solo per chi sceglie di far parte di un gruppo ristretto di atleti che decidono di mostrarsi in pubblico con quella toppa cucita sulla schiena. Parte della somma raccolta é dedicata alle spese di gestione - assicurazioni, oneri bancari, etc etc.. - mentre il resto é a "nostra" disposizione. Fin dalla nascita di MILANIMAL mi é sembrato opportuno dare valore a quegli atleti che per meriti, impegno, risultati conseguiti e sacrificio si sono distinti tra tutti, pagando loro l'iscrizione a due campionati internazionali. Quest'anno voglio ringraziare pubblicamente Marco Bancone, Davide Di Luzio e Giuseppe Melidona per essere stati il miglior esempio possibile per tutti i loro compagni d'allenamento. Spero che questa iniziativa sia di esempio per tutte quelle piccole comunità che, in qualche maniera, prendono esempio da noi MILANIMAL. A loro dico che a fare le cose per bene ci si impiega lo stesso tempo che a farle male. Forza, ragazzi!

venerdì 26 ottobre 2012

METAMORIS PRO. Un sogno a metà.

Ricordo di aver passato quel pomeriggio, da solo a casa, a collegare più cavi di quanti ne avessi mai visti prima. Alla fine mi ero sentito esausto ma soddisfatto. Come un bambino alle prese per la prima volta con le poltrone di un cinema avevo cercato di acquattarmi sul divano di casa facendo lo slalom tra i cuscini e i braccioli. Lo spettacolo di una manciata di pochi scontri epici mi aveva tenuto sveglio fino all’alba. Buchecha, il talento ventiduenne della nuova generazione dell’arte suave, contro Roger Gracie, nipote dell’ideatore e fondatore dello stile brasiliano di jiu-jitsu. Jeff Glover e Caio Terra, due veri giocolieri alle prese con ribaltamenti, capriole e finalizzazioni. Dean Lister, il campione dell’ultimo ADCC, in un incontro senza kimono contro il bicampione mondiale assoluto, Xande Ribeiro. Insomma, per chi come me, aveva speso quasi venti euro per assistere in prima fila e altrettanti in RedBull per restare sveglio fino al mattino, lo spettacolo sarebbe stato (quasi) garantito.
La formula era nuova. Venti minuti di lotta senza interruzioni, senza punti, senza penalità. Insomma, regole ridotte al minimo sindacale e vittoria solo per sottomissione. In caso contrario, un pareggio che non avrebbe accontentato nessuno.
A qualche settimana di distanza ripenso a quella notte insonne e alla lezione che mi ha dato.
In breve:
  1. Fare l’internauta nottambulo non è pane per i miei denti. Ricordo ancora che alle otto del mattino seguente, in pratica approssimativamente tre ore dopo la fine dell’ultimo incontro, mentre vestivo la giacca umida del kimono circondato dalla peggiore nebbia padana, ripetevo tra me e me come fosse un mantra: “Ma chi me l’ha fatto fare?” Ripensando, però, a quegli ultimi due minuti dello scontro imperdibile (VIDEO) tra Buchecha e Roger trovo pace e inizio a fare lezione.
  2. L’evento, a mio avviso, è stato molto bello. Dal vivo, sarebbe stato infinitamente meglio. Forse se fosse stato promosso con un più largo anticipo avrebbe potuto mietere più vittime. Insomma, avere più successo in termini di pubblico. Il Viejas Arena era sostanzialmente vuoto.
  3. Ho pagato quasi venti euro per vedere una manciata di scontri – incontri, a quell’ora di notte, mi fa venire in mente tutt’altro genere di programma – tra titani. Questo fa di me un cliente, uno spettatore, un appassionato e, di conseguenza, un “tecnico da bar”. Ho pagato per vedere delle evoluzioni che altrimenti non sarei stato capace nemmeno di immaginare. Ho pagato per restare a bocca aperta davanti a una posizione banale, una di quelle che anche una cintura bianca appena arrivata in palestra conosce, eseguita con precisione certosina e condita dal fluido magico e invisibile che solo un numero 10 della lotta sa dove andare a pescare. Ho pagato per vedere degli atleti combattere, fare un passo alla volta fino a costringere l’avversario alla resa. Non ho pagato per vedere dei lottatori ammiccare alle telecamere, gesticolare come calciatori o sopravvivere come ratti.
  4. Il momento peggiore della nottata, quello che ha messo a dura prova la mia voglia di restare sveglio fino alla fine, è stato l’incontro tra André Galvão e Ryron Gracie. Il primo non credo abbia bisogno di molte presentazioni. Un talento che è nato alla TT con Tererè e Telles, appunto, e finito in quella fucina di campioni che oggi é la Atos di Ramon Lemos. Un lottatore completo. Da sopra, da sotto, con e senza kimono. Tecnico e forte. Non le ho contate ma credo che ad oggi vanti già più di un centinaio di medaglie nelle competizioni più importanti. Una carriera iniziata da cintura viola che continua da cintura nera. Il secondo ha dalla sua, invece, più che un passato, un passato remoto illustre. Il padre, Rorion, primogenito di Hélio, è stato il primo tra i suoi fratelli a emigrare negli Stati Uniti. E’ a lui, a John Milius e Art Davie che si deve la nascita dell’Ultimate Fighting Championship, l’evento che ha reso popolare il jiu-jitsu in tutto il mondo. Oggi, sempre il padre, a Torrance, è a capo della Gracie Academy, mausoleo dell’arte suave nel senso più tradizionale del termine. Di Ryron, a parte qualche comparsata al Pan American Submission Grappling Tournament o all’Annual International Gracie Jiu-Jitsu Open, non se n’è mai sentito manco parlare. Mai visto a un torneo dell’IBJJF o al più recente circuito dell’Abu Dhabi Pro. Niente. L’esito del match è scontato. Da una parte la voglia di misurarsi, di battersi e di vincere. Dall’altra, l’ostinazione a difendersi ad ogni costo. Il verdetto è un pareggio che da più prestigio alla macchina commerciale targata Gracie che non – mi viene da dire “povero”André Galvão, colpevole solo di essere stato l’unico a voler combattere. A questo punto, si potrebbe aprire una parentesi sul rapporto tra i campionati di jiu-jitsu – per intenderci quelli che funzionano col regolamento dell’IBJJF – e il sistema di difesa personale dei fratelli Carlos, Oswaldo, Gastão, George e Hélio Gracie. Ryron, nipote di Hélio, alla fine dei venti minuti di lotta guarda la sua torcida soddisfatto e festeggia ricordando al mondo intero che il jiu-jitsu è “aspettare il momento giusto”. Da una parte non posso che dargli ragione, il timing e la pazienza non possono fare altro che enfatizzare le abilità tecniche, dall’altra però non credo che “il momento giusto” sia il colpo di fulmine che aspetta un adolescente dietro ogni angolo, “il momento giusto” bisogna costruirselo, un passo alla volta, combattendo con tenacia con l’obiettivo, prima, di controllare il corpo dell’avversario, secondo, di obbligarlo alla resa. Non credo che il nonno Hélio sarebbe felice di sentir dire a suo nipote che quello è il jiu-jitsu dei Gracie. Per quanto mi riguarda, quello è tutto fuorché battersi. E’ sopravvivere finché non arrivano i rinforzi. Punto e basta. La critica poi, banale e scontata, al jiu-jitsu sportivo riassunta in un semplice “noi non facciamo jiu-jitsu per fare dei punti” si sgretola davanti al fatto che il valore educativo dello sport è fuori discussione e che misurarsi in un contesto sicuro, tutelati da regole e arbitri, è sicuramente il primo passo per una comprensione del senso più generale dell’arte suave. Basti pensare che la prima stesura del regolamento del jiu-jitsu sportivo fu proprio di Hélio e Carlos in occasione della nascita della Federazione di Jiu-Jitsu dello Stato di Guanabara ormai diversi decenni fa. Ad ogni modo, l'analisi migliore - o meglio quella che mi trova più d'accordo - sui venti minuti più noiosi della storia del jiu-jitsu brasiliano é di Marcelo Garcia (VIDEO) che nel suo MGinAction non fa altro che dare una spiegazione "scientifica" di quanto possa essere accaduto durante l'incontro peggiore del primo METAMORIS PRO.

domenica 7 ottobre 2012

Sabato di campionato.

Marco "Oliva" all'ultimo MILANO CHALLENGE.
Questo sabato MILANIMAL era al fronte. Una manciata di uomini in Polonia, al trial per Abu Dhabi, e qualcuno in più a Brescia per il BJJ T1 Cup 2012, evento benefico che ha coinvolto tutta la comunità del jiu-jitsu italiano. In totale, quasi una quarantina di uomini provenienti da tutte le sedi lombarde di MILANIMAL.
Questi sono i risultati per quanto riguarda la trasferta bresciana:
Luigi Donelli 2° Cint. Bianca Adulto Pluma
Ivan Talloru 3° Cint. Bianca Adulto Meio Pesado
Diego Favaretto 3° Cint. Bianca Master Leve
Christian Potenzoni 3° Cint. Bianca Master Medio
Adriano Dagostino 1° Cint. Blu Master Pena
Luis Cattani 2° Cint. Blu Master Pena
Gianmaria Fadini 1° Cint. Blu Master Leve
Riccardo Aragona 2° Cint. Blu Master Leve
Michele Tabossi 1° Cint. Blu Master Meio Pesado
Josto Floris 2° Cint. Blu Master Meio Pesado
Ottavio Zuppati 1° Cint. Viola Master Leve
Marco Bancone 1° Assoluto Marroni e 3° Assoluto Nere
Il tutto condito da un ottimo secondo posto nella classifica a squadre solo dopo Nova União.
In Polonia i ragazzi hanno faticato un po' di più ma sono riusciti comunque a portare a casa qualche medaglia. Tolto il Fudo, secondo in categoria e terzo all'assoluto, e Mattia che esce in semifinale e si aggiudica il bronzo, per tutti gli altri una sola sconfitta al primo incontro.
Il mio plauso personale va a Marco "Oliva" e al Fudo. Il primo, da cintura marrone, ha partecipato all'open delle nere conquistando comunque un bronzo. Il secondo per aver perso ormai quasi quaranta chili dal primo giorno sulla materassina, per aver deciso di viaggiare per l'Europa col kimono in spalla e per aver cambiato, forse, la sua vita per sempre.
Bravi, ragazzi!

martedì 25 settembre 2012

Four men on the top. Arriva IBJJ Pro League.

Quattro sole categorie di peso da otto atleti l'una e 5000 dollari in palio per il vincente di ogni categoria per un evento, perlomeno sino ad oggi, unico nel suo genere. L'IBJJ Pro League, previsto per l'8 dicembre al solito Pyramid di Long Beach, oramai sede consolidata dei maggiori eventi IBJJF a partire dal Mundial, si propone come il primo vero evento per soli professionisti nel jiu-jitsu sportivo. L'idea è quella di mettere a confronto l'olimpo dei professionisti attuali accorpando in meno della metà delle categorie di peso ufficiali chi generalmente "arriva in fondo". I partecipanti verranno quindi selezionati in base ai podi dei maggiori campionati IBJJF considerando, soprattutto, chi è tornato a casa con la medaglia dal colore più importante. Ma dipende anche dal campionato, infatti, l'oro spesso non basta. Gli unici ad avere la certezza di salire sul tatami della "Piramide" sono, per ora, le 10 medaglie d'oro del Mundial 2012.
In definitiva, l'iniziativa sembra essere molto interessante. In fondo, si sta parlando del primo campionato per soli professionisti sottoposto a selettive. Metodo, occorre ricordare, messo in atto in tutti gli sport che possano considerarsi tali. Olimpici e non. Se fino ad oggi è spesso sembrato a molti (complice una vera e propria "esplosione" del jiu-jitsu soprattutto dal punto di vista del numero di praticanti e conseguente numero di partecipanti ai campionati degli ultimi anni) che l'IBJJF fosse più interessata a "raccogliere fondi" che a far crescere lo sport mettendo sul piatto risorse e macchina organizzativa, quest'iniziativa potrebbe invece rappresentare un buon punto di svolta. Non è dato sapere se l'arte suave diventerà mai uno sport olimpico o meno, ma sicuramente, iniziare a trattarla come tale è il minimo che questa disciplina possa meritare.
Ecco il sistema di punteggi in base al quale avverrà la selezione dei partecipanti al torneo:
STANDINGS VALUE X WEIGHT OF THE CHAMPIONSHIP X WEIGHT OF THE YEAR = POINTS
Ed ecco un esempio di come tali punti verranno conteggiati:
1st Place Medium Heavyweight Worlds 2010 = 9 pts x 7 x 1 = 63 pts
2nd Place Absolute Pan 2011 = 4.5 pts x 4 x 2 = 36 pts
3rd Place Lightweight Houston Open 2012 = 1 x 1 x 3 = 3 pts
Infine, ecco i top ten di ogni categoria dai quali verranno selezionati gli otto definitivi:
Under 64 kg (141lb)
  1. Bruno Malfacine
  2. Caio Terra
  3. Guilherme Mendes
  4. Ary Farias
  5. Laércio Fernandes
  6. Pablo da Silva Santos
  7. Rafael Freitas
  8. Carlos Vieira Holanda
  9. Daniel Beleza de Andrade
  10. José Thiago da Silva Barros
Under 76 kg (167.5lb)
  1. Rafael Mendes
  2. Leandro Pereira do Nascimento
  3. Michael Langhi
  4. Bruno Frazatto
  5. Samir Chantre
  6. Lucas Lepri
  7. Johathan Torres
  8. Augusto Lopes Mendes
  9. Rubens Charles Maciel
  10. Gilbert Burns Under
Under 88.3kg (194.6lb)
  1. Otávio Sousa
  2. Rômulo Barral
  3. Claudio Calasans
  4. Sergio Moraes
  5. Rafael Barbosa
  6. Bruno Antunes
  7. Lucas Leite
  8. Marcelo Garcia
  9. Rodrigo Fajardo
  10. Victor Estima
Over 88.3 kg (194.6lb)
  1. Rodolfo Vieira
  2. Bernardo Faria
  3. Marcus Almeida
  4. Leonardo Nogueira
  5. Nivaldo Oliveira
  6. Antônio Carlos Barbosa Jr.
  7. Antônio Braga Neto
  8. Alexander Trans
  9. Rodrigo Cavaca
  10. Alexandro Ceconi

domenica 16 settembre 2012

Combattere: ottobre, novembre e (forse) dicembre.

Inizia la stagione agonistica e i prossimi campionati di jiu-jitsu sono alle porte. Qui di seguito una lista delle competizioni più importanti del panorama italiano e internazionale con qualche commento personale:
  • Il 6 ottobre si svolgerà a Varsavia la prossima tappa dell'unico circuito esterno, il World Pro, alla IBJJF che seriamente ne ha minato il monopolio. Ho partecipato alla prima edizione e, fin da subito mi é sembrato un ottimo appuntamento per l'arte suave europea. Su www.wpjjc.eu si trovano i moduli per l'iscrizione e tutte le informazioni.
  • Solo due settimane dopo, il 20 e il 21 ottobre a Londra, é la volta del secondo London Open e dal primo Campionato Europeo NoGi della IBJJF. L'organizzazione, sotto l'egida di questa federazione, é sempre stata impeccabile ma il costo decisamente più alto, sia per l'iscrizione e sia per il vitto e l'alloggio in una città decisamente più cara come Londra, e il fattaccio occorso (Sul blog di Max De Michelis leggete la storia!) all'ultimo Europeo "portoghese" alla cintura nera di Cyclone, Andrea Verdemare, mi rende questo appuntamento particolarmente indigesto. E? comunque da tenere in considerazione!
  • Sabato 24 novembre si terrà a Milano ormai la quarta edizione di quello che é l'appuntamento fisso di fine novembre per gli appassionati di jiu-jitsu brasiliano, il MILANO CHALLENGE. All'ultima edizione si sono registrati 530 atleti. Spero con tutto il cuore, in qualità di organizzatore, che i numeri crescano e continuino a premiare gli sforzi fatti.
  • Si vocifera che il 15 dicembre si terrà in Italia una tappa del circuito World Pro. Comunque, ancora nulla di ufficiale.
A tutti gli atleti di MILANIMAL ricordo che é obbligatorio iscriversi all'Associazione Sportiva Dilettantistica prima di partecipare a qualsiasi campionato nella stagione 2012/2013. E' semplice. Basta seguire le indicazioni che trovate sulla pagina del sito e pagare online.

mercoledì 20 giugno 2012

Gentilezza e rispetto.

E' stata una domenica come tante altre. Umida e non particolarmente calda. Le nuvole hanno coperto il sole per gran parte della giornata. L'Estádio Engenhão pieno zeppo per un misero 1 a 0 del Flamengo sul Santos per la quinta giornata del Brasileirão. Qualche surfista in acqua al Posto 10 e alla Praia da Macumba. Un ragazzino anonimo da una lezione di "gentilezza e rispetto" a tutto il pubblico del Clube Municipal di Tijuca battendosi come mai ho visto fare in tutta la mia vita.

domenica 15 aprile 2012

WPJJC 2012

Bernardo Faria e Luca Anacoreta - WPJJC 2012
Si sono appena concluse le fasi finali del WPJJC 2012, uno dei più recenti e importanti circuiti dell'arte suave non sponsorizzati dalla IBJJF. L'unico italiano a competere nella categoria più importante, quella delle cinture marroni e nere, é Luca Anacoreta. Giovane, forte e pieno di talento. Si ferma al secondo incontro sia nella sua categoria di peso che all'assoluto. Le finali del torneo, a mio avviso, sono state una meglio dell'altra. Uno spettacolo di tecnica, forza, velocità e precisione. I nomi sono sempre i soliti. Non ci sono grandi sorprese. Rodolfo Vieira ha comunque una marcia in più. Si muove come un ballerino sul palco nonostante il suo quintale di muscoli. Una guardia sicura, efficace e semplice sopra ogni cosa. Da sopra è un mostro. Non si ferma davanti a nessuno. Qui di seguito la playlist - organizzata da Max De Michelis - sulle fasi finali del WPJJC 2012.

domenica 5 febbraio 2012

Dal Parco Lambro al Bairro Alto.

La partenza è sempre romantica.
Sono solo per strada. Milano è avvolta da una coltre di nebbia umida e il freddo mi scende giù per il collo. Cammino senza fermarmi come un soldato. A vedermi da lontano sembro uno di quegli scalatori che tornano a casa dopo una spedizione in capo al mondo. Già stanco prima di partire. Zaino, sacco in spalla e moschettoni attaccati dappertutto.
Milano MXP - Venerdì h. 17,40
In volo sembro una massaia dal parrucchiere. Mi guardo intorno di continuo e consumo pacchi di riviste inutili. Parlo poco e quando lo faccio lascio spesso a metà il discorso. Il carrozzone di EasyJet rimbalza sull’asfalto del Portela de Sacavem come un moscone farebbe andando a sbattere sul vetro di una macchina in corsa. Mi carico tutto in spalla come un venditore di tappeti e mi metto in coda per un taxi.
Il contachilometri ne segna più di seicentomila e la tappezzeria sdrucita si porta appresso gli odori di tutti e cinque i continenti. L’autista porta degli occhiali unti come una bistecca appena appoggiati sulla punta del naso. La camicia è aperta fino all’ombelico. Trai peli del petto spuntano santi e madonne di ogni foggia. Chiudo gli occhi per un istante e mi raccomando l’anima a loro.
L’albergo è sempre lo stesso da anni. Cambiano solo il piano, il numero di stanza e il personale alla reception. Non c’è ancora nessuno ad aspettarmi. Sono tutti al Complexo Municipal do Casal Vistoso. Me la prendo comoda e sistemo i vestiti nell’armadio.
Alle dieci di sera abbiamo già finito di mangiare. Tutti insieme davanti allo stesso piatto. Una bistecca di maiale fatta in padella, un pugno di riso freddo e una manciata di patatine fritte. Corro a letto senza pensarci due volte. Gli altri spariscono su un catorcio scoppiettante che probabilmente si arrampicherà fino al Bairro Alto.
Lisbona, Bairro Alto - Venerdì h. 02,00
Dormo fino alle otto. Poi mi sveglio e comincio a rigirarmi nel letto come se mi avesse morso un serpente a sonagli. Alla fine apro gli occhi. La branda di fianco alla mia è vuota. Le coperte sono tirate come la divisa inamidata di un cadetto a West Point. Non ci penso e continuo a girare come un pollo allo spiedo sotto le coperte. Alla fine, stremato, decido di farmi una doccia.
Lascio la camera in ordine e inizio a girare per il piano cercando il resto della truppa. Decido di origliare porta a porta. Parto da quella accanto alla mia. Ne supero una mezza dozzina finché non vengo stordito da un barrito. Arriva dalla 205. Mi faccio coraggio e busso. Quando la porta si apre vengo spinto fuori a calci da uno tsunami di fumi di alcol. Trattengo il respiro e butto di nuovo la testa dentro. Sembra di essere in trincea tra morti e feriti. Le note di testa lasciano spazio al puzzo di sudore. La penombra mi da una mano e mi nasconde dettagli che avrebbero solo potuto peggiorare la situazione.
Non si sa come e ringraziando quale divinità riusciamo a metterci in marcia. Mi aspetta una giornata lunga – almeno spero – al Complexo Municipal do Casal Vistoso, l’esempio migliore di abusivismo edilizio di tutta la penisola lusitana. Un relitto di cemento armato e vetro arroccato alle spalle di uno dei quartieri più brutti di Lisbona.
Andrea Baggio e Saulo Ribeiro (6x Campione del Mondo di Jiu-Jitsu)
Dopo poco mi sento chiamare. Mi faccio largo tra giganti anabolizzati, uruk-hai, tifosi in preda a crisi isteriche, avventori deliranti, padri di famiglia ridotti peggio degli ultras del West Ham in trasferta e mi apposto come un pappagallo sulla transenna più vicina alla materassina. Lotto. Sembro stanco ma non lo sono. Non mi sento mai in pericolo. Mi sembra di giocare a dama e invece dovrei spingere sul pedale dell’acceleratore. Torno a casa a testa bassa.
Mi stringo ai miei ragazzi, la mia famiglia, e mi preparo a festeggiare.
Sempre.

MILANIMAL si porta a casa quest’anno solo due medaglie, ma d’oro, con Andrea Grassi e Edoardo Molteni. A loro come a tutti gli altri – Fudo, Nicola, Luca, Mario, Christian, Oliva e Davide – vanno i miei complimenti. Un giorno Vince Lombardi ha detto della squadra di football che ha allenato tra il ’59 e il ‘67: “I Packers non hanno mai perso una partita di football. E’ il tempo ad essere finito prima.”

mercoledì 21 dicembre 2011

MILANIMAL x MILANO CHALLENGE 2011 | Snapshots

Marzio "Casca Grossa" @ MILANO CHALLENGE 2011.
Andreas, un tempo MILANIMAL. Ora di stanza a Cipro all'Aspida Team.
Ratinho @ MILANO CHALLENGE 2011.
Marco "Oliva", insegnante e lottatore MILANIMAL.
"Oliva" e Davide "Vudù" in una finale tutta MILANIMAL.
Luc sul gradino più alto del podio @ MILANO CHALLENGE 2011.
Tutte la altre foto della giornata sulla pagina di facebook (Link) di MILANO CHALLENGE. Godetevele aspettando il prossimo evento di MILANIMAL.

domenica 11 dicembre 2011

EURO 2012

Ricevo una cinquantina di mail a settimana. Cerco di rispondere a tutti con educazione e pazienza anche se solo alcuni credo se le meritino veramente. Ogni volta che apro la posta di MILANIMAL, dallo smart phone o dal laptop di casa é una Cambogia. Trovo di tutto.
Finalmente, però, l'altro giorno é arrivata. "Afiliação aprovada" dalla IBJJF.
Il prossimo Campeonato Europeu de Jiu-Jitsu é alle porte. Ricordo a tutte le cinture nere e marroni di MILANIMAL di provvedere quanto prima all'affiliazione ufficiale alla IBJJF. Per tutti gli altri, invece, lascio il link alle nuove regole - per il momento solo in portoghese - in vigore proprio a partire dal campionato più importante del Vecchio Continente.
Clicca qui per vedere le nuove regole IBJJF (in portoghese).
Ad ogni modo qui di seguito il link alla pagina della IBJJF dedicata al prossimo Europeu 2012: www.ibjjf.com/euro2012.

lunedì 28 novembre 2011

MILANO CHALLENGE: The Day After

MILANO CHALLENGE 2011 - Milano, 26.11.11
Sono le due di notte. Sono sdraiato. Mi bruciano gli occhi. Li tengo chiusi e cerco di fare il punto della situazione. Non mi sembra sia rimasto più niente da fare. Non ho sonno ma faccio di tutto per addormentarmi il più velocemente possibile.
h. 6,30 - Casa
Suona la sveglia e scatto in piedi come se non avessi mai chiuso occhio. Non trovo nessun sollievo in una doccia calda e nel radermi. Anzi, l'impressione è quella di aver perso tempo. La realtà è che non vedo l'ora  di essere al palazzetto per controllare che tutto sia al posto giusto.
h. 7,30 - In macchina
Sono agitato e conto i minuti che mi separano dal fischio d'inizio. Le chiacchiere in macchina con Auri, Pier e Francesco non mi distraggono. Tengo gli occhi puntati sulla strada come un setter e a ogni incrocio cerco di calcolare quanto manca al PalaCarraro. Non c'è traccia di anima viva in giro. La nebbia ha coperto ogni cosa.
h. 8,30 - Al palazzetto
Sembra che sia tutto in ordine. Ispeziono i tavoli come nemmeno il sergente Hartman avrebbe fatto con le unghie dei suoi soldati. Arrivano i primi volontari. E l'esercito di riservisti aumenta ad ogni minuto che passa.
h. 10,00 - Al palazzetto
Tutti sono ai loro posti. Si parte. I primi atleti entrano nell'area di gara. Le cinture nere, marroni e viola si stanno già azzuffando. La giornata sarà lunga e faticosa. Ormai ho messo il pilota automatico. Non ci penso e tiro dritto.
h. 22,30 - A casa
Entro in casa. Sono a pezzi. Non sento più le gambe come se mi fosse esplosa una granata tra i piedi. La testa mi scoppia. Per un secondo ripenso al giorno in cui ho deciso di mettere in piedi il carrozzone del MILANO CHALLENGE. Sono passati tre anni. Tre edizioni. Una migliore dell'altra. Vorrei abbracciare tutti. L'unica cosa che riesco a fare, invece, é svenire vestito sul divano fino alla mattina dopo.
Ringrazio tutte le persone che mi hanno aiutato in questa lunga e faticosa avventura. In particolare. Daniele e Nicola, perché senza di loro sarei rimasto fermo all'età della pietra. Giacomo, Francesco, Daniele, Dario e Auri, perché altrimenti sarei ancora al PalaCarraro a cercare di montare duecento materassine a incastro. Francesco e Germano, senza i quali il MILANO CHALLENGE non avrebbe nè foto nè video. E tutto il resto dello staff. Grazie di cuore.

mercoledì 23 novembre 2011

MILANIMAL x Milano Challenge

Lavoro come un cinese da dieci giorni a questa parte. Sabato mattina alle 10,00 in punto (..non ammetto ritardi!) si parte. Restano solo domani e dopo per aggiustare gli ultimi dettagli. Domani è il giorno delle bilance, dei cronometri e dei segnapunti. Venerdì, invece, tocca a duecento materassine nuove di zecca, le casse per gli annunci e l'allestimento del palazzetto. Non sto più nella pelle. E pensare che più di 500 atleti si daranno battaglia a Milano armati solo di un kimono e tanta voglia di combattere mi fa riflettere. Approfitto di questo spazio per ringraziare in anticipo tutto lo staff, gli arbitri, ma soprattutto i lottatori a cui va il merito vero di aver dato vita ad un evento sportivo senza pari.
Le lezioni in casa MILANIMAL procedono regolari fino a giovedì. Riscaldamento e sparring in vista del campionato. Venerdì a pranzo ci sarà Ratinho per una delle sue lezioni/seminario (..il costo, come al solito è di 10 euro!) e, alla sera, ancora un'oretta di jiu-jitsu. Sabato, day off.
Le ultime raccomandazioni sul regolamento:
E infine, il regolamento IBJJF in italiano per tutti. Qui si trovano tutte le informazioni necessarie per partecipare, senza sorprese, a un campionato ufficiale di jiu-jitsu brasiliano.

giovedì 10 novembre 2011

MILANO CHALLENGE su Grappling-Italia.com!

Qui di seguito il testo completo dell'intervista che Grappling-Italia.com mi ha fatto in occasione del prossimo MILANO CHALLENGE.
MILANO CHALLENGE 2011 - Locandina
Grappling-Italia.com: Ciao, Andrea. Grazie per aver voluto rispondere all’intervista nonostante tu sia impegnatissimo con i preparativi per il prossimo MILANO CHALLENGE. E a proposito di MILANO CHALLENGE, l’anno scorso ha vinto – votato dai lettori di MMA Mag – l’Hercules come miglior evento di bjj/grappling. Quest’anno credi di raddoppiare? Che assi hai intenzione di giocare?
Andrea Baggio: Gli assi che mi gioco a ogni edizione sono sempre gli stessi: professionalità, precisione e spirito d’iniziativa. Fin dal primissimo MILANO CHALLENGE ho cercato di ispirarmi a quanto di meglio avessi visto in giro per il mondo con l’unica prerogativa di restituire ad ogni singolo atleta iscritto le stesse comodità che avrebbe trovato in qualsiasi campionato di caratura internazionale altrove. Magari lontano da casa. Ad esempio, un sistema di iscrizione e pagamento online, un cronogramma dell’evento, i brackets disponibili sul sito della manifestazione, arbitri competenti, delle riprese efficienti di tutte le finali e un sito in continuo aggiornamento. I numeri mi hanno sempre dato ragione. All’edizione del 2010 ho contato 339 iscritti. Questo è il motivo che mi ha spinto quest’anno a introdurre la categoria Master, ovvero dai 30 ai 35 anni compiuti, per le cinture bianche e blu e una sorta di “Assoluto Leggero” (-76kg) e “Assoluto Pesante” (+76kg) per le cinture nere. Inoltre, le aree di gara diventeranno quattro. Una in più rispetto allo scorso anno.
Grappling-Italia.com: Come si muove il movimento del jiu-jitsu brasiliano a Milano? Vedo dal mio sito che i numeri, anche se con calma, crescono inesorabilmente.
Andrea Baggio: Il jiu-jitsu è una disciplina fantastica. Poco traumatica e divertentissima. Si presta ad un pubblico giovanissimo così come maturo. Ha tutte le carte in regola per imboccare la strada del successo anche in Italia. MILANIMAL oggi conta più di un centinaio di studenti nella sua sede centrale e una manciata di filiali sparse intorno alla città. Sono sicuro, per quanto mi riguarda, che andrà sempre meglio.
Grappling-Italia.com: Che consigli daresti a un ragazzo che vede l’UFC su Sky oppure è capitato su grappling-italia.com cercando notizie sulle MMA?
Andrea Baggio: Io credo sinceramente che le Mixed Martial Arts non siano da considerarsi come un’attività ricreativa indicata ad un pubblico qualsiasi. Questa è la mia personale impressione del fenomeno in questione. Non credo nemmeno, nonostante diversi lottatori di jiu-jitsu siano naturalmente confluiti in eventi prestigiosi come lo UFC, che le due discipline abbiano molti punti di contatto. La prima delle tante e forse la più importante tra le differenze tra jiu-jitsu e MMA è forse che il primo è sinceramente uno sport di squadra, dove l’accademia di appartenenza assume un significato importante, mentre il secondo non sempre lo è. Il singolo, l’uomo, il fighter è il vero protagonista. E questo non mi piace molto.
Grappling-Italia.com: E a proposito di MMA, come mai negli incontri di questa modalità si punta sempre meno al jiu-jitsu brasiliano?
Andrea Baggio: Lo striking è sicuramente la parte più spettacolare di un incontro di MMA. Veloce e con rapidi cambi di fronte. La parte di lotta, soprattutto quella al suolo, ha bisogno invece di tempo per esprimersi al meglio, spesso perché il successo arriva dopo operazioni lunghe e macchinose. In passato, le sigle giapponesi come l’ex Pride ne avevano capito l’importanza strutturando gli incontri in due soli round, il primo da dieci minuti e il secondo da cinque con un eventuale extraround in caso di parità. Lo UFC invece, che oggi detta legge, vuole incontri rapidi e spettacolari. Questo è il motivo per cui tutti i match, anche quelli per il titolo, sono strutturati in riprese da massimo cinque minuti. Un tempo infinitamente esiguo per far venire a galla il jiu-jitsu. Basti pensare che cinque sono i minuti che una cintura bianca ha a disposizione nelle competizioni ufficiali di jiu-jitsu brasiliano. Troppo poco!
Grappling-Italia.com: I “challenge” sono eventi imperdibili per organizzazione e affluenza ma sono davvero troppo pochi, solo due date. Il Roma Challenge, quest’anno, purtroppo non si è tenuto. Credi si riuscirà a dare vita a più eventi? Magari considerando anche Roma visto il bacino di utenti.
Andrea Baggio: I “challenge” sono eventi slegati l’uno dall’altro che in comune hanno solo il nome. Io, personalmente, posso rispondere solo del MILANO CHALLENGE, pur considerando quelli di Roma e Torino eventi organizzati altrettanto bene. L’unica cosa che mi sento di poter assicurare a tutti i praticanti è che il MILANO CHALLENGE si svolgerà regolarmente ogni anno l’ultimo sabato di novembre. Finché il numero di partecipanti mi darà ragione cercherò di mantenere gli standard qualitativi di questo campionato i più alti possibili.
Grappling-Italia. com: Mi sai dare delle notizie sull’arrivo della fantomatica branchia italiana della IBJJF?
Andrea Baggio: Io credo sinceramente che l’Italia abbia bisogno di una federazione che regoli il jiu-jitsu brasiliano, soprattutto in vista di una futura diffusione della pratica di questo sport. Mi piacerebbe che ci fosse un circuito in Italia di campionati distribuiti ugualmente su tutto il territorio. Tutti fedeli agli stessi standard qualitativi. Mi piacerebbe che l’amministrazione di questa eventuale federazione fosse affidata a persone esperte, competenti che allo scadere del mandato possano passare il testimone con delle regolari elezioni ad altri eventuali candidati. Vorrei estrema trasparenza nella gestione dei fondi degli associati. Il modo più semplice sarebbe quello di permettere ad ogni singolo atleta tesserato accesso diretto ai documenti bancari del conto dedicato al settore jiu-jitsu. Questo gli permetterebbe di capire esattamente come vengono spesi i suoi soldi. Le federazioni dovrebbero nascere per tutelare gli atleti e non per far guadagnare chi le amministra. Ad ogni modo il discorso è lungo e non voglio annoiare nessuno.
Grappling-Italia.com: Grazie ancora.
Andrea Baggio: Grazie a te. Aspetto tutti i lettori e gli appassionati sabato 26 novembre a Milano per il prossimo MILANO CHALLENGE.

domenica 6 novembre 2011

Training Week #9

Sono stati pochi i giorni passati sulla materassina questa settimana. Ho preferito non pianificare la solita sequenza tecnica ma dedicare le lezioni di mercoledì, venerdì e sabato alle questioni più discusse e ai dubbi più frequenti. In pratica, una sorta di lezione privata di gruppo.
Non avendo video dedicati da postare, lascio a tutti da vedere il primo incontro di jiu-jitsu che mi capitò tra le mani. Si usavano ancora le VHS e non si scaricavano giga di instructionals dal web.
P.S.: il prossimo MILANO CHALLENGE si sta avvicinando. Ancora un paio di settimane per iscriversi. Per registrarsi ora basta cliccare qui.

venerdì 14 ottobre 2011

THE LAST SUN Crossfit Comp.

Francesco Ajello @ THE LAST SUN - Fidenza, 8.10.'11
h. 7,00
Impreco, ripensando al povero Steve Jobs, quando il trillo dell’Iphone mi sveglia alle sette in punto. La casa sembra Kabul dopo un bombardamento. Silenzio e macerie. Nemmeno il cane ha il coraggio di tirare fuori la testa dalle coperte. Mi strofino gli occhi ma sembrano sigillati. Non si aprono. Resto sdraiato. Non trovo la forza di buttare le gambe giù dal letto. Mi tocco il polso. Lo muovo. Non sento nulla. Due pastiglie di Brufen 600mg, una bustina di Oki, un’Aspirina e una compressa omeopatica di valeriana hanno resettato il sistema e, in una notte, mi hanno ridato un polso nuovo di zecca. Non si sa come riesco ad atterrare sul lavandino senza inciampare lungo il tragitto. Gli occhi sono ancora chiusi. Metto la faccia sotto il rubinetto. L’acqua ghiacciata mi strappa dal sonno. E li riapro. Mi guardo allo specchio. Ho gli occhi gonfi. Non faccio la barba da dieci giorni e in testa ho una criniera scomposta che mi ricorda, forse senza esagerare, il primo Fausto Leali.
h. 7,30
Sotto casa trovo già tutti pronti. Sembriamo un esercito di riservisti. Peggio. Un gruppo di ribelli irregolari. Francesco sembra pronto per una spedizione sull’Annapurna e Oliva invece, per l’occasione, sfoggia un bel completo da testimone di Geova: jeans, polo e giubbino blu. Faccio l’appello tra me e me. Non manca nessuno. Il Fudo, Damiano, Stefano, Giacomo, Germano, Fra, Oliva e il sottoscritto. Si parte.
h. 8,15
La prima sosta all’Autogrill è drammatica. Mentre il Fudo si commuove davanti al banco dei salumi, il battaglione si sparpaglia come un gruppo di formiche impazzite. A furia di strilli e imprecazioni di ogni genere riusciamo a rimontare in macchina. Il resto del viaggio passa in fretta. Sonnecchio e guardo fuori dal finestrino. Fa freddo.
h. 9,00
Arriviamo a Fidenza. Lasciamo le auto parcheggiate proprio davanti al Decathlon. Mi guardo intorno e dietro una rete vedo una fila scarna di kettlebell, vogatori e dischi di ogni peso e misura. Il campo di battaglia è una lingua di asfalto verde acceso. Un campo da calcetto che per un giorno vedrà animali battersi con tutte le loro forze per riconoscere i propri limiti e cercare di superarli. Mi metto in un angolo. Non ho voglia di parlare con nessuno. Non cerco amici e alle poche facce conosciute non ho voglia di regalare sorrisi inutili. Ho voglia solo di accendere il motore e partire. WOD è l’acronimo di workout of the day ovvero esercizio del giorno. E oggi la giornata si divide in WOD1, WOD2 e WOD3. Non esiste colazione, pranzo e cena o mattina, pomeriggio e sera. Il tempo oggi si misura in secondi e la giornata si divide in tre diverse sequenze di esercizi.
Marco "Oliva" Bancone @ THE LAST SUN - Fidenza, 8.10.'11
WOD1:
50mt run
20 burpees
20 american swing #24
100mt run
15 burpees
15 american swing #24
150mt run
10 burpees
10 american swing #24
200mt run
Sono nella terza batteria. Stefano e Oliva sono partiti prima di me. Hanno finito tutti e due con un tempo ottimo. Le loro espressioni di sofferenza a lavoro concluso non mi fanno ben sperare. La strategia non mi riserva altre alternative se non quella di partire come una saetta e non fermarmi fino alla fine. Sono soddisfatto. Parto bene. A metà sento i polmoni che mi stanno esplodendo, le gambe gonfie e dure come le colonne di un tempio, le labbra sono spaccate e secche come un foglio di giornale. Sento da lontano i miei soldati che mi urlano di non fermarmi. Non posso deluderli. Spengo il cervello e tiro dritto fino alla fine. Quando apro gli occhi mi ritrovo sdraiato a pancia in giù sul cemento. La bocca è spalancata. L’aria è ghiacciata e prima che arrivi ai polmoni fa in tempo a tagliarmi le labbra e a bruciarmi la gola. Ci vogliono 10 minuti prima che riprenda a parlare. Intanto Francesco si scalda. Il prossimo è lui. Movimenti precisi. Millimetrici. Un carrarmato che si muove alla velocità di una fuoriserie. Arriva al traguardo distrutto. Ma per primo.
WOD2:
Clean & Jerk
#40, #45, #50, #55, #60, #65, #70, #75, #80
Non c’è molto da dire. Mi fermo a 70 chili. Sono ancora svuotato dalla prima prova. Le gambe sono inchiodate e lo stomaco non ha ancora archiviato lo sforzo di un paio d’ore prima. Oliva, nel frattempo, ha toccato quota 65 chili. Stefano e Edo decollano fino a 80. Quando è l’ora di Francesco non si sente volare una mosca. E’ l’ultimo dell’ultima batteria. Il bilanciere da 110 chili è spaventoso. Ci prova una volta. Lo porta al petto. Si riposa qualche secondo come se stesse tenendo sul palmo della mano un vassoio di pasticcini. Prova a lanciarlo sopra la testa ma non va. Si ferma a 105 chili. Quanto basta per tenerlo ancora davanti a tutti.
WOD3:
500 mt rowing
30 deadlift #70
30 pushup H.O.
E’ l’ultimo strappo della giornata. Sono a metà classifica. Ho perso un sacco di posizioni col secondo workout. Penso di fare bene. Sul rower non ci sono problemi. Vado come una locomotiva senza freni. Gli stacchi non mi spaventano e gli ultimi trenta pushups nemmeno. Sulla strategia non c’è molto da dire. Ancora una volta penso di tirare dritto senza fermarmi. E’ il mio turno. Mi metto seduto sul vogatore e ripenso in continuazione a come saltare giù dal trespolo più velocemente possibile. Sento la voce di Francesco che mi dice cosa fare. Nella mia testa. Almeno mille volte prima di partire. Si abbassa la mano del giudice davanti ai miei occhi e decollo. Remo come se fossi in mezzo all’oceano da due giorni. Il rower mi taglia le gambe. I miei sogni di gloria cozzano contro un bilanciere di 70 chili. Faccio i primi sette e poi mi accontento di andare avanti a singhiozzo. Mi stendo sul cemento per i pushups. Mi sento in colpa come un ladro e cerco di recuperare ma non basta. Faccio solo un buon tempo. Niente di più. Alla fine della giornata sono dodicesimo tra i beginners. Anche il resto della ciurma di lottatori MILANIMAL fa bene. Francesco, ancora una volta, non fa errori. Ormai è primo in classifica generale. Che soddisfazione!
h. 18,30
Il ritorno in macchina è la parte più noiosa della giornata. Siamo a pezzi ma soddisfatti. Incastrati nei sedili ergonomici di un’utilitaria. Ridiamo con le ultime energie rimaste, pianifichiamo l’ennesimo banchetto luculliano e ci godiamo quella strana sensazione di missione compiuta.
Andrea Baggio @ THE LAST SUN - Fidenza, 8.10.'11
CONSIDERAZIONI:
Conosco Maurizio Maddaloni (MaddaloniFunctionalTraining.com) nel 2004. Lavoriamo tutti e due nella stessa palestra. Un po’ per sbaglio e un po’ per curiosità Maurizio inizia a fare jiu-jitsu. E’ una furia. Subito dopo decidiamo di barattare quello che sappiamo fare. Io insegno a lui dove mettere le mani sulla stoffa del kimono e lui a me dove stringere l’acciaio del bilanciere. Mi alleno con lui un paio di volte a settimana per tutto l’anno accademico 2005/2006. All’epoca, di tutti i fenomeni da baraccone dell’esercito del “funzionale” non si vedeva nemmeno l’ombra. Di quell’anno mi ricordo solo la fatica. A fine allenamento trascinavo i piedi per scendere una rampa di scale e andare a prendere un frullato. Lo bevevo a piccoli sorsi come se fossi sbarcato a terra dopo un viaggio per mare di due secoli. Pochi esercizi e semplici. Panca, squat, corsa, salti e altri spiccioli. Ho sempre creduto che prepararsi atleticamente fosse un dovere sacro per un professionista serio. Completare - e non sostituire - la preparazione tecnica con delle sessioni dedicate al condizionamento fisico è sempre stato tra i miei pensieri. Oggi, di certo, non mi sento più legittimato di ieri perché il CrossFit sfila sulla passerella di questa stagione. Io voglio lottare e, nonostante l'età avanzi, voglio farlo sempre meglio. Studio tutto quello che posso. Video didattici, campionati di jiu-jitsu e lotta senza gi. Mi misuro in palestra con i miei allievi, al campionato con gli avversari e, quando viaggio, con chi mi ospita nel suo dojo. L'unica cosa che voglio è imparare ed essere un buon insegnante per i miei studenti! A più di sei anni di distanza dalla prima tappa della via crucis del Madda e senza aver mai smesso di allenarmi nel frattempo mi ritrovo ancora senza un certificato appeso al muro, un timbro che riconosca tutti gli sforzi fatti in questi anni. Sinceramente potrei sguainare la carta di credito e iscrivermi all’ennesimo e carissimo corso di CrossFit, Olympic non so che o RKC che sia ma non mi sembra giusto. Non sono ancora pronto! Ancora non riesco a fare più di sette o otto double unders di fila. Continuo ad odiare burpees e wallball. E ho seri problemi quando si tratta di sollevare un bilanciere carico sopra la testa. So che pagando potrei avere quel benedetto foglio da appendere al muro, una foto ricordo e magari una bella maglia commemorativa, di quelle da usare per sfilare in palestra e impressionare le nuove leve.
La fortuna di avere a due passi dalla mia materassina una stanzetta di cinquanta metri quadri dove allenarmi è impagabile. Non ha prezzo sapere che Davide (Garavaglia), Damiano (Fasanella) e Francesco (Ajello) sono lì e, se ho un dubbio, posso chiedere a loro di correggermi. Cerco di allenarmi tutti i giorni. Per farlo, alle volte, sacrifico ore di lavoro. Corro come un pazzo per arrivare in palestra e mettermi dritto davanti a Francesco, il più giovane del gruppo. Le lezioni sono piuttosto semplici. Lui dice e io faccio. Non voglio sapere più di quanto basta. Ad ogni ripetizione fallita penso solo alle parole del grande Vince Lombardi - “il dizionario è l’unico posto dove successo viene prima di sudore” - e tiro dritto.
P.S.: Per il mio prossimo compleanno - giugno 2012 - vorrei farmi un bel regalo. Smetterla coi pesi della Barbie e iniziare a saltare la corda come Dio comanda! A buon intenditore, poche parole.

giovedì 22 settembre 2011

See You On The Mat

"See You On The Mat" - NUOVA T-SHIRT!!!
"COLLEGE" - NUOVA T-SHIRT!!!
"See You On The Mat" è il motto stampato su una delle nuove maglie di MILANIMAL. Le versioni disponibili sono in grigio scuro e azzurro. Per averle basta iscriversi a MILANIMAL A.S.D. entro la fine di ottobre e passare a ritirarle in palestra. In più due toppe per il kimono in omaggio. Chiunque volesse acquistarne una in più da regalare, può farlo. Anzi è il benvenuto!
La versione "COLLEGE" con il nuovo logo nei colori viola/bianco e grigio/bianco è venduta separatamente e non fa parte del pacchetto di iscrizione (1 t-shirt + 2 patches).
Il costo per entrambe le versioni - "See You On The Mat" e "COLLEGE" - è di 10 euro a maglia per gli iscritti all'associazione sportiva e di 20 euro invece per tutti gli altri.

martedì 2 agosto 2011

Riflessioni sul regolamento.

Copa do Mundo - Niterói (RJ), 2006
Assistere oggi ad un campionato di jiu-jitsu tutto ricorda tranne lo spirito originario dell'arte suave: combattere! Il regolamento è lo stesso da quasi quarant'anni eppure basta spostarsi agli anni '80 e cercare su YouTube qualche video per rendersi conto di quanto sia cambiata la strategia, il ritmo e la tecnica dei lottatori impegnati sulle materassine dei tornei più importanti. Incrociare e passare in rassegna minuto per minuto la finale del '98 tra Draculinho e Royler Gracie (Guarda il video su Youtube) e quella dell'ultimo Mundial tra Tanquinho e Rafael Mendes (Guarda il video su BJJfights.com) credo sia una buona citazione anche per uno studioso/studente poco esperto.
Le norme che regolano il jiu-jitsu sportivo sono poche (Leggi il Regolamento del Jiu-Jitsu Brasiliano). Spiegano bene come vincere e lasciano all'atleta il compito di decidere come. Le basi gettate ormai quarant'anni fa dalla crema dell'arte suave dell'epoca non credo stiano più al passo coi tempi e la voglia sfrenata di vincere tutto e tutti a discapito di imparare a combattere ha segnato il passo definitivo del jiu-jitsu sportivo nell'era moderna. Credo però che basterebbe poco per riportare a galla lo spirito originario e marziale:
  • La prima modifica che farei al regolamento sarebbe quella di togliere i vantaggi! Non completamente. Li lascerei solo nel caso di finalizzazioni scampate o a detrimento dell'atleta falloso nei casi contemplati dal regolamento in vigore. Una manovra del genere servirebbe soprattutto a concentrare gli sforzi dell'atleta nella costruzione e nel raggiungimento della finalizzazione!
  • La seconda modifica sarebbe quella di ammettere, all'inizio solo per le cinture nere ma poi per tutti i gradi, qualsiasi tipo di finalizzazione. Brutale e impopolare ma decisamente in pieno accordo con lo spirito marziale della pratica del jiu-jitsu. Arrendersi, battere, applaudire all'avversario fa parte della formazione di qualsiasi lottatore.
  • La terza ed ultima modifica sarebbe quella di proibire all'atleta di comunicare in qualsiasi modo, parlando o facendo gesti, con l'arbitro, con l'allenatore o coi tifosi. L'area di gara non dovrebbe mai diventare un palcoscenico ma solo lo spazio destinato all'incontro/scontro di due lottatori.

mercoledì 13 aprile 2011

Campioni di niente.

Gracie Magazine - Agosto, 1999
Mi chiamo Rodrigo Leite Medeiros ma tutti mi chiamano "Comprido". Sono nato a Rio de Janeiro l'11 gennaio del 1977. Ho iniziato a fare jiu-jitsu nel 1992. Ero poco più di un ragazzo. Non ho mai smesso o fatto un solo passo indietro. In pochi anni mi sono guadagnato la cintura nera e lo scorso anno, alla prima occasione, ho scelto di continuare a battermi coi migliori al Mundial. Ho perso con Paulao alla seconda lotta. Dieci minuti sotto. In mezza guardia. Senza poter fare nulla. Sono uscito di lì che se avessi potuto avrei ucciso un leone a mani nude. Ho fatto di tutto per lottare di nuovo all'assoluto e, alla fine, per l'Alliance, siamo stati scelti io e Cláudio Moreno. Ho lottato con Renato Ferro, che già mi aveva battuto una volta in passato, e subito dopo mi sono scontrato con Zé Mario. In finale mi sono ritrovato davanti Roleta della Gracie Barra. Abbiamo chiamato la guardia insieme, mi sono subito rialzato e sono passato in vantaggio. In pochi secondi ho realizzato che avrei potuto buttarmi su quel piede e finirlo con un'americana. L'ho fatto e sono andato a prendermi la medaglia che avevo sognato per tutti questi anni.
Oggi, sabato 29 luglio del 2000, sto per salire ancora una volta sullo stesso tatami. Ogni volta sembra sempre più difficile. Sono nell'area di riscaldamento. Manca poco alla battaglia. Nino Schembri, uno dei lottatori più forti che abbia mai visto calcare la materassina del Tijuca Tênis Clube, è il mio prossimo ostacolo.
All'improvviso lo stadio intero si ammutolisce e, nonostante la tensione, allungo il collo e cerco di guardare meglio. Sullo stesso quadrato dove di lì a poco dovrò lottare c'è un ragazzo steso a terra, circondato dai paramedici che cercano in tutti i modi di rianimarlo. Da lontano mi sembra Erik Wanderlei, una cintura marrone di Belo Horizonte, con cui avevo fatto amicizia in tutti questi anni di jiu-jitsu. Mi avvicino preoccupato. E' uno sconosciuto. fermo. Immobile. Steso a terra senza vita. Faccio di tutto per aprire un varco verso l'uscita. Le telecamere di SporTV sono accese e puntano dritte verso la faccia bianca come quella di un fantasma del ragazzo svenuto. Ne prendo a calci una e, alla fine, riesco a farlo caricare sull'ambulanza. Rientro nello stadio. Stanco. Sudato. Sfinito. E sento solo gracchiare l'altoparlante: "Ringue 1, Antonio Schembri e Rodrigo Medeiros!".
Pochi minuti dopo l'incidente - Rio de Janeiro, 29 luglio 2000
Ho conosciuto Comprido nel mio secondo viaggio in Brasile nel 2002. Un lottatore formidabile. Come direbbe lui stesso "non un fenomeno, ma uno che ha battuto lottatori fenomenali". In quell'anno, nel 2000, si è guadagnato, battendo in finale Margarida, la sua seconda medaglia d'oro al Mundial nella categoria Assoluto. Era solo al suo secondo anno nelle cinture nere.
Il ragazzo che ha provato a soccorrere sul tatami si chiamava Jean Mendonça de Mesquita. E' morto in mezzo a più di 5000 persone come un cane. Steso a terra da un infarto dovuto all'abuso di sostanze dopanti. I genitori fecero quasi quattro giorni di pullman da Fortaleza fino a Rio de Janeiro per venirselo a riprendere morto.
In quell'ultimo fine settimana di luglio del 2000 al 451 di Rua Conde de Bonfim si sono dati appuntamento i migliori di tutti i tempi: Nino, Margarida, Shaolin, Leozinho, Leo Santos, Feitosa, Tererê, Zé Mario Esfiha, Café, Cachorrinho, Leo Leite, Gurgel, Arona, BJ Penn, Soca, Frédson Alves, Édson Diniz, Omar Salum, Robson Moura, Roleta, Parrumpinha e tantissimi altri.
Alcuni di loro hanno vinto, altri no. Resta il fatto che quello che ho scritto sopra, parlando con la voce di Comprido, è successo per davvero. Nino e Comprido hanno lottato come due tigri in un buco quel giorno (VIDEO - Comprido vs Nino Schembri @ Mundial 2000) e Jean è morto sul serio (Veja 9/8/2000 - Ed. 1661). Non per caso e nemmeno per finta. Davvero. Il settimanale brasiliano Veja chiude l'articolo sulla morte del giovane così:
Tudo indica que Jean Mendonça de Mesquita tenha caído na tentação de vitaminar seu corpo com remédios veterinários. De acordo com a investigação policial em andamento, atletas inscritos no campeonato mundial relataram que ele injetou Potenay minutos antes da luta fatídica. O laudo médico preliminar confirma que "informações colhidas no local davam conta de que ele teria usado a substância". Um fator que pode ter contribuído para o desfecho trágico foi a predisposição da vítima a doenças cardíacas. O pai de Jean implantou cinco pontes de safena no ano passado. O lutador cursava o último ano de administração de empresas, era casado com Camila, de 20 anos, e tinha um filho, Gabriel, de apenas 11 meses. Pensava em parar de competir e abrir uma academia em Fortaleza, onde morava. O sucesso no campeonato em que morreu era parte fundamental de seu plano, já que seria promovido a faixa preta, graduação mais alta do jiu-jítsu. Nos quinze dias antes da luta fatal, obedecia a uma rigorosa rotina de oito horas diárias de treinamento. "Ele estava muito forte", afirma o treinador Giancarlo Vidal. Os resultados definitivos dos exames realizados no corpo de Jean, que serão concluídos nos próximos trinta dias, devem confirmar se a potência muscular foi obtida à custa de doses para cavalo."
Comprido, in questi ultimi giorni, ha condannato il fenomeno del doping nel jiu-jitsu con una bellissima lettera (Testo - Tatame 8/4/2011) che credo tutti gli appassionati veri abbiano letto con piacere. Credo sia inutile aggiungerla in coda a quest'articolo ma invito comunque chi ancora non l'ha fatto a leggerla con attenzione.
Il mio parere personale a riguardo è molto semplice. Io ho scelto di vivere una vita sana, di riposare quanto basta, di mangiare bene e lasciar perdere le schifezze, di allenarmi, come alle volte è stato, fino allo sfinimento, ma soprattutto di essere una persona per bene, un uomo onesto. Non mi interessa molto delle scelte degli altri. Credo che i conti, alla fine, non si facciano sulla materassina davanti a un pubblico in delirio che applaude la tua vittoria ma a casa. Allo specchio o davanti alle persone che ami. Tua moglie. I tuoi figli. I tuoi amici. La tua famiglia. A te stesso come a loro non puoi mentire. Non puoi guardarti negli occhi e dire finalmente: "Ce l'ho fatta!", quando sai che, contando solo sulle tue forze, non saresti arrivato da nessuna parte.
P.S.: il titolo l'ho preso in prestito da un bellissimo libro di Marco Gregoretti, "Campioni di niente. Miti in provetta." Da leggere assolutamente!